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COMUNICATO STAMPA - Roma, 10 maggio 2011 PDF Stampa

 

FARMACI ANTI-CANCRO, PECORELLI (AIFA): ALLEANZA DELLE AZIENDE CON I CENTRI DI RICERCA E SOSTENIBILITÀ DEI COSTI SONO IL NUOVO PARADIGMA PER RENDERE POSSIBILE LO SVILUPPO E L’INNOVATIVITÀ DEL SETTORE


Il Presidente dell’Agenzia Italiana del Farmaco è intervenuto a un convegno del Campus Bio-Medico di Roma sui tumori della donna, auspicando la riduzione, nel tempo, dei costi dei nuovi farmaci antitumorali ‘target-oriented’ e l’armonizzazione del loro utilizzo in combinazione con i chemioterapici tradizionali

 

 

Oggi, per portare un farmaco oncologico sul mercato e metterlo a disposizione dei pazienti attraverso il Servizio Sanitario Nazionale, occorre investire almeno un miliardo e 700 milioni di euro, rispetto a una media dei farmaci comuni di circa un miliardo di euro. Con una spesa per Ricerca e Sviluppo così elevata e senza garanzia di poter rientrare dei costi, le aziende ci pensano molto prima d’investire. Inoltre, anche la ricerca sui farmaci per la target-therapy, che da un lato richiede minori investimenti negli studi clinici, impone comunque esborsi notevoli proprio nella ricerca dei ‘target’. Un po’ come un gatto che si morde la coda”. Così Sergio Pecorelli, Presidente dell’AIFA, intervenendo al Convegno ‘Tumori recidivanti dell’ovaio, avanzati della mammella e sarcomi uterini: dai farmaci innovativi alla chirurgia robotica’, in corso al Campus Bio-Medico di Roma.

 

Perché un farmaco innovativo possa essere realmente efficace, infatti, dev’essere innanzitutto sostenibile. “Questa sostenibilità – ha aggiunto Pecorelli – si basa sul fatto che bisogna risparmiare sui generici per poter investire sulle nuove molecole. Questo, in Italia, sta succedendo solo in parte”.

 

C’è poi il discorso di ‘chi paga che cosa’. “È urgente – ha sottolineato il Presidente AIFA – la costruzione di un nuovo paradigma produttivo che faccia calare i costi di farmaci sempre più target-oriented, dunque destinati a un numero minore di pazienti potenziali, rendendone sostenibile lo sviluppo e la produzione”.

 

Il Convegno, incentrato sui principali tumori femminili, sta ponendo l’accento anche sui nuovi orientamenti nel trattamento del tumore avanzato della mammella e dell’ovaio e sul presente e il futuro della ricerca farmaceutica anti-cancro in questi ambiti.

 

Per il tumore della mammella – ha spiegato Pecorelli – le prospettive sono buone, perché si va verso schemi terapeutici con sempre meno effetti collaterali e che garantiscono migliori qualità di vita. Sui tumori dell’ovaio, invece, siamo molto indietro; in questo caso, l’obiettivo sarà aumentare il numero di casi trattati in modo adeguato”.

 

Altro tema affrontato dal Presidente dell’AIFA è stato quello delle attuali condizioni del mercato farmaceutico. “Se da un lato – ha chiarito Pecorelli – le ‘pipeline’ dei farmaci anti-cancro nelle aziende sono numerose, ben fornite e riguardano tutti i settori oncologici, dall’altro il numero di questi farmaci presentato nel 2010 per la registrazione è stato il più basso in assoluto”. Colpa della crisi economica e delle difficoltà per la ricerca, pure molto diffusa, di ottenere risultati che convincano le case produttrici a investire.

 

L’auspicio del Presidente dell’AIFA è che nel tempo anche i nuovi farmaci, lanciati con prezzi molto elevati, vedano scendere i loro costi. “In questo senso – ha rassicurato – sono ottimista: non ci sarà più bisogno di studi clinici con 5mila pazienti, perché ne basteranno 150. È questo il futuro. Anche se, al momento, siamo ancora lontani da una visione come questa”.

 

La ricetta per le aziende?Senz’altro – ha detto – quella di allearsi in consorzio con i Centri di ricerca. Il sapiente ‘mix’ dei due livelli facilita il raggiungimento di risultati significativi”.

 

Decisiva, per Pecorelli, una giusta ripartizione degli spazi tra farmaci biologici e chemioterapici tradizionali. “Ciascuno – ha chiarito – deve avere il proprio ruolo, che dev’essere valutato analizzando molto bene gli studi sui farmaci di tipo innovativo, per evitare di dare false speranze a chi si affida a essi traendone, alla fine, un vantaggio in termini di uno-due mesi di vita”. Fondamentale anche l’equilibrio tra bisturi e farmaci. “Un buon centro oncologicoha evidenziato Pecorellideve sapere che cosa fare tanto dal punto di vista chirurgico che chemioterapico. I due livelli, insieme, danno il massimo, tenendo sempre presente che con il primo trattamento ci si gioca gran parte delle chances di sopravvivenza del paziente”.

 

Proprio la capacità del chirurgo di asportare tutto il tumore è il fattore più importante per la sopravvivenza nel carcinoma ovarico. “Tuttavia, in quest’ambito – ha puntualizzato Roberto Angioli, Responsabile dell’Area di Ginecologia del Policlinico Universitario Campus Bio-Medico – la chirurgia è particolarmente aggressiva e necessita di notevole abilità tecnica. Il principale ostacolo tecnico all’eradicazione completa della malattia, infatti, è rappresentato dall’alto addome. L’utilizzo di procedure radicali in questo distretto senza aumento di complicanze ha dimostrato che produce un miglioramento nelle percentuali di sopravvivenza. Per questo, sono fondamentali le nuove tecnologie in chirurgia oncologica ginecologica, come dispositivi di elettrocoagulazione e chirurgia robotica, che rendono possibili interventi più efficaci in sicurezza, riducendo l’invasività del bisturi e quindi anche le complicanze post-operatorie”.

 

Passi in avanti auspicati dai ginecologi che sono già dato statistico per i senologi, come spiegato da Vittorio Altomare, Responsabile dell’Area di Senologia presso il Policlinico Universitario Campus Bio-Medico. “L’associazione di chirurgia e trattamento farmaceutico con neoadiuvanti ha portato le percentuali di sopravvivenza a cinque anni dal 7 per cento al 51 per cento”.

 

In Europa, ogni anno, vengono diagnosticati circa 330mila nuovi casi di tumore al seno, dei quali fortunatamente solo una minoranza, tra il 7 e il 13 per cento, esordisce in forma localmente avanzata. Una recente indagine della Commissione Sanità del Senato ha mostrato che l’aumento di incidenza del tumore al seno ha una particolare ricaduta sulle donne con meno di 50 anni, che però non sono coperte dallo screening regionale e per le quali il tumore della mammella è la prima causa di morte.

 

Nel corso della seconda giornata di convegno al Campus Bio-Medico di Roma saranno presentate le linee guida delle metastasi ossee e due studi sperimentali, in partenza al Campus Bio-Medico con l’obiettivo di migliorare l’efficacia delle terapie contro tumori recidivanti dell’utero e delle ovaie.

 

 

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