
| COMUNICATO STAMPA - Roma, 16 marzo 2010 |
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POLICLINICO UNIVERSITARIO CAMPUS BIO-MEDICO: IL 60% DEI DEGENTI NON SOFFRE DOLORE DURANTE IL RICOVERO
È uno dei dati più interessanti dell’indagine realizzata dal Comitato ‘Ospedale Senza Dolore’ del Policlinico Universitario sulla percezione del dolore da parte dei pazienti. Proposto l’inserimento dell’intensità algica tra i parametri vitali presenti nel diario clinico
Il 60% dei pazienti che non avverte dolore a seguito di ricovero: è l’incoraggiante dato emerso dalla prima indagine realizzata, a un anno dalla nascita, dal Comitato ‘Ospedale Senza Dolore’ (COSD) del Policlinico Universitario Campus Bio-Medico. Un dato avvalorato dalla buona percentuale (67%) di degenti ‘eleggibili’ per lo studio che hanno accettato di parteciparvi, nonostante la condizione di malattia e il conseguente stato di relativa indisposizione psicologica.
“I pochi intervistati che non hanno risposto ai nostri quesiti – ha spiegato il Prof. Massimiliano Carassiti, Responsabile del COSD – fanno parte, peraltro, di quel numero di ricoverati che, nel nostro Paese, sono stati abituati a vivere il dolore come una parte inevitabile, quasi ‘integrante’ della cura, talora anche a causa dell’indifferenza degli operatori sanitari, finendo per rassegnarsi a esso. Occorre, invece, una forte sensibilizzazione della cittadinanza e di tutto il personale medico e paramedico verso una cultura del sollievo”.
Per questo, il Prof. Carassiti e il COSD hanno ora un obiettivo ancor più ambizioso: estendere il positivo risultato, nel minor tempo possibile, anche alla restante parte di degenti che dichiarano di soffrire per un ricovero in ambiente medico o chirurgico. A tale scopo, è stata lanciata la proposta di inserire in cartella clinica anche la valutazione dell’intensità del dolore come parametro vitale, così da renderlo ‘tracciabile’ per tipologia di sintomo e di paziente. Una prospettiva, quella di un maggiore impegno nel trattamento del dolore in ambito sanitario, che va nella direzione tracciata, di recente, dalle istituzioni nazionali.
“I dati emersi – ha sottolineato Carassiti – confermano la particolare attenzione del nostro Policlinico Universitario alla cura dei suoi pazienti anche sotto il profilo della prevenzione del dolore e c’impegnano a mettere in campo, nel prossimo futuro, strategie e soluzioni ancor più efficaci; ad esempio, tra coloro che non hanno registrato situazioni di sofferenza particolare, il 43% era ricoverato in aree chirurgiche, il 57% in aree mediche: lo scarto di 14 punti è un aspetto da approfondire, perché in assenza di intervento chirurgico la percentuale di chi avverte dolore dovrebbe essere molto inferiore. Inoltre, le terapie analgesiche attuate non sono ancora del tutto sufficienti: dai dati si rileva, infatti, che i protocolli clinici applicati dall’Unità Operativa del nostro Policlinico dedicata 24 ore su 24 all’assistenza dei pazienti con dolore hanno un effetto completo sul 30% dei pazienti chirurgici e sul 40% di quelli delle aree mediche. La restante parte rileva invece solo un beneficio lieve”.
Due i test somministrati: il Mini Mental State Evaluation (M.M.S.E.), per valutare l’attendibilità delle risposte fornite dai pazienti, e il Brief Inventory Pain, un questionario con scala da 1 a 10 che ha consentito di misurare la modificazione della percezione sensoriale del dolore da parte del malato nel corso della giornata e le reazioni a esso conseguenti. L’indagine non ha trascurato gli aspetti di tipo affettivo, quali il disagio psicologico, emozionale e spirituale della persona, legati a condizioni contingenti.
Un altro dato interessante frutto dell’indagine è quello secondo cui, per il 58% dei pazienti, il dolore è invalidante in misura ‘moderata-grave’ sulla qualità della vita. Da qui l’esigenza, nell’immediato, di inserire la valutazione del dolore tra i parametri vitali.
“Questo inserimento nella cartella clinica del degente – ha aggiunto Carassiti – consentirebbe infatti di migliorare i protocolli di trattamento, personalizzare le terapie per i singoli casi e avviare programmi specifici di follow-up. C’è, poi, la necessità di promuovere la formazione continua delle équipe mediche di tutte le aree specialistiche, allo scopo di amplificare l’ascolto dei bisogni dei pazienti rispetto al fenomeno ‘dolore’ e di sensibilizzare questi ultimi a non aver paura di manifestare il sintomo al medico o all’infermiera”.
I risultati della valutazione serviranno, dunque, anche a modificare la cultura degli operatori sanitari e dei pazienti, per far sì che il dolore venga considerato, da entrambe le parti, sempre meno un ‘effetto inevitabile’ del ricovero e sempre più un fondamentale ‘sintomo-guida’ che impone la creazione di strumenti specifici per la sua eliminazione. |
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