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Prima dell’esperimento di LifeHand, gli studi che hanno preso in esame l’impianto di elettrodi intra-neurali sono stati due:

 

 

LO STUDIO AMERICANO

 

Tra il 2004 e il 2005 ricercatori americani, guidati dal Prof. Ken Horch (University of Utah), hanno impiantato elettrodi LIFE di generazione precedente nei nervi del braccio prossimali all’amputazione di un gruppo di otto pazienti con amputazione cronica.

 

Hanno dimostrato in due casi la possibilità di aprire e chiudere “con il pensiero” una protesi “a pinza” e di generare, tramite stimolazione elettrica artificiale, percezioni sensoriali di diversa natura, quali tatto, pressione, movimento, localizzate a livello delle dita dell’arto mancante.

 

Gli stessi ricercatori hanno registrato un’attività neurale efferente, evidenziando come i soggetti, modulando volontariamente quest’attività, fossero in grado di direzionare un cursore verso un punto ‘target’, rappresentato sullo schermo di un computer.

 

I due elettrodi usati nello Utah garantivano tuttavia in totale solo 4 canali indipendenti di comunicazione, mentre l’esperimento svolto in Italia ha potuto utilizzare 4 elettrodi più potenti, arrivando ad avere fino a 32 canali contemporaneamente attivi per scambiare una mole maggiore d’informazioni tra i nervi periferici e la mano robotica.

 

La mano robotica utilizzata in Italia per LifeHand è inoltre dotata di cinque dita, tutte controllabili in modo indipendente. La protesi impiegata dai ricercatori della University of Utah era invece una protesi a due dita.

 

 

LO STUDIO CINESE

 

Gli autori di questo studio, pubblicato nel 2007 e compiuto presso lo Zhong Shan Hospital della Fudan University (Shanghai, Cina), hanno realizzato un impianto acuto intraoperatorio di sei elettrodi intrafascicolari di diversa fattura in un singolo soggetto, registrando l’attività neurale efferente e dimostrando che il soggetto era in grado di modulare l’attività registrata dagli elettrodi posizionati a livello del nervo radiale, “comandando l’estensione di un dito della protesi di mano collegata tramite gli stessi elettrodi”.

 

Anche in questo caso, le novità di LifeHand sono significative. Il paziente operato presso il Policlinico Universitario Campus Bio-Medico ha condotto una sperimentazione durata quasi un mese, anziché in sede esclusivamente intra-operatoria. È il periodo più lungo mai raggiunto per la sperimentazione di tali tecnologie nel sistema nervoso periferico umano.

 

 

Contatti

 

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