
| ACIDO FOLICO: SE NE DISCUTE AL CAMPUS BIO-MEDICO |
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La vitamina B9 divide gli scienziati. Un convegno internazionale per fare il punto della situazione tra assunzione naturale, integratori e cibi rafforzati
Per stare bene abbiamo bisogno di assumere ogni giorno 400 microgrammi di vitamina B9, detta anche acido folico. Il problema su cui gli scienziati si dividono da anni nasce dal fatto che raggiungere questa meta sembra in realtà impossibile.
Poiché l’acido folico è contenuto soprattutto nei vegetali e in altri alimenti tipici della dieta mediterranea, nel sud dell’Europa la sua carenza è meno drammatica, ma non per questo il problema non esiste. E le campagne di sensibilizzazione sull’importanza della quantità minima consigliata sono per ora passate sotto tono. Nei Paesi anglosassoni da tempo si è gettata la spugna: inutile puntare con vane speranze su una corretta educazione alimentare. La quantità prescritta non verrà comunque mai raggiunta. Meglio consigliare integratori alimentari e “fortificare” tutti gli alimenti con acido folico.
In questo modo, negli Usa, negli ultimi anni si è riusciti ad abbattere sensibilmente l’incidenza di una delle patologie più gravi tra quelle prevenibili grazie all’assunzione di una quantità sufficiente di vitamina B9, ovvero la chiusura difettosa del tubo neurale nei neonati, difetto genetico noto anche con il nome di spina bifida.
Qualcuno tuttavia avanza da tempo il sospetto che l’assunzione regolare di acido folico attraverso integratori e cibi fortificati, non sia esente da rischi. Il timore maggiore, ma finora mai scientificamente dimostrato, è che ciò possa favorire la formazione di tumori all’intestino colon. Nel seguire i dibattiti spesso serrati tra esperti, ci si accorge comunque che ad alimentare il pomo della discordia giocano non poco le diverse sensibilità di chi abbraccia con fiducia le potenzialità dei processi artificiali di manipolazione dei cibi o dell’assunzione diretta di sostanze attraverso integratori e chi invece si chiede con sospetto dove ci condurrà la strada che sempre più ci allontana dai cibi "sani e naturali" con cui sono cresciuti i nostri nonni.
Ce n'è abbastanza per attendersi un dibattito vivace dal Convegno in programma venerdì, 14 gennaio 2010, a partire dalle ore 9:30, presso il Polo di Ricerca Avanzata inBiomedicina e Bioingegneria dell’Università Campus Bio-Medico di Roma (via Àlvaro del Portillo, 21 – Trigoria).
All’iniziativa, organizzata dal Comitato Scientifico dei Corsi di Laurea e Laurea Magistrale dell'Università Campus Bio-Medico di Roma, parteciperanno esperti italiani e stranieri. Beth Yetley, della U.S.Food and Drug Administration, presenterà l’esperienza americana. “Riappropriamoci della dieta meditterranea” è il motto a cui si ispira invece la relazione in programma di Stefania Ruggeri, dell’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN), secondo cui - dati alla mano - la dose minima consigliata di acido folico sarebbe invece a portata di mano, se solo si facesse un po' più di attenzione a ciò che si porta in tavola. A rappresentare i critici di integratori e cibi rafforzati sarà Robert Russel, Docente della Tufts University di Boston. Interverranno, tra i numerosi ospiti, anche il Neurologo Paolo Maria Rossini (Università Campus Bio-Medico di Roma), Domenica Taruscio (Istituto Superiore di Sanità) e Filippo Ciantia (Expo 2015). Introdurrà la giornata Angelo Azzi (Unione Internazionale di Biochimica e Biologia Molecolare). |
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