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CARDIOLOGIA: IL CAMPUS A ORLANDO PDF Stampa

Presentata al Collegio Americano di Cardiologia ricerca del Prof. Di Sciascio sulla somministrazione di atorvastatina in pazienti in trattamento con statine


di_sciascio_atorvastatina_interna.jpgI risultati preliminari dello studio ARMY-RECAPTURE (Atorvastatin for Reduction of Myocardial Damage During Angioplasty-Acute Coronary Syndromes) condotto presso l’Università Campus Bio-Medico di Roma dal Professor Germano Di Sciascio, Direttore del Dipartimento di Scienze Cardiovascolari del Policlinico Universitario, sono stati presentati nel corso del Summit i2 del 58° Collegio Americano di Cardiologia, svoltosi a Orlando (Florida).

Lo studio ha evidenziato come la somministrazione di alte dosi di atorvastatina producano risultati clinici sensibilmente migliori in pazienti in trattamento cronico con statine che vengono sottoposti a intervento coronarico percutaneo con stent (PCI, un tipo di rivascolarizzazione coronarica interventistica).

I risultati, in particolare, hanno mostrato che somministrare atorvastatina prima del PCI riduce del 48% il rischio relativo di eventi cardiovascolari avversi, compreso l’infarto, anche in pazienti in terapia cronica con statina. Il miglioramento si sostanzia, in gran parte, in un minor numero di infarti periprocedurali e in una riduzione nell’incremento di proteine C-reattive (CRP) nel post-operatorio.

Trials clinici precedenti, condotti all’Università Campus Bio-Medico di Roma dagli stessi ricercatori, avevano indicato che forti dosi di atorvastatina offrono benefici evidenti in pazienti sia con angina stabile che instabile, anche se sono quelli con angina più instabili a riscontrare i miglioramenti maggiori prima del PCI. I pazienti con sindrome coronarica acuta (ACS) hanno mostrato riduzione del rischio pari all’83%. Era noto, inoltre, da altri studi ARMYDA, come un pre-trattamento di breve durata con atorvastatina desse luogo a una riduzione del rischio di infarto nei pazienti con angina stabile o con sindromi coronariche acute che non avessero mai fatto uso di statine.

Volevamo capire – ha spiegato il Professor Di Sciascio – se questa protezione potesse essere riprodotta anche in pazienti ad alto rischio che usano statine in modo cronico, in quanto rappresentano la stragrande maggioranza dei soggetti sottoposti a PCI al giorno d’oggi. I risultati indicano che i pazienti possono ottenere benefici clinici anche se hanno già fatto uso di statine. Il termine ‘RECAPTURE’ nel nostro titolo si riferisce proprio alla capacità di ‘riconquistare’ il benefico effetto di protezione sul cuore che ha la somministrazione di una nuova dose di atorvastatina”.

La conclusione principale ricavata dal trial clinico è emersa nell’incidenza degli eventi cardiaci più avversi (morte cardiaca, infarto o rivascolarizzazione non pianificata) a 30 giorni dall’intervento, molto inferiore nei pazienti sottoposti al trattamento con atorvastatina.

I pazienti con angina instabile sottoposti a PCI – ha detto Di Sciascio – sono spesso quelli con il più alto rischio di infarto durante l’intervento. I risultati suggeriscono che questi pazienti beneficeranno al massimo del trattamento con alte dosi di atorvastatina prima dell’operazione. Queste scoperte possono cambiare l’attuale prassi clinica per tutti i pazienti di questo tipo, tanto quelli che non hanno mai fatto uso di statine, che quelli che le assumono cronicamente, in particolare quando presentano sindrome coronarica acuta”.

Lo studio ha interessato 352 pazienti tra i 57 e i 75 anni (280 uomini), con angina stabile (54%) o con sindrome coronarica acuta senza elevazione di ST (46%), in terapia cronica con statine (nel 55% dei casi con atorvastatina).

 

 

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