
| INAUGURATO CENTRO DI CARDIOCHIRURGIA ROBOTICA AL CAMPUS BIO-MEDICO |
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In collaborazione con Azienda Ospedaliera San Camillo di Roma e Lenox Hill Hospital di New York, punta a un posizionamento nazionale e internazionale. Non solo per la chirurgia. Sarà anche centro di formazione per l'utilizzo del robot "da Vinci". Lo coordina il Prof. Francesco Musumeci
“Una struttura che ha tutte le carte in regola per diventare un punto di riferimento non solo per la Regione Lazio, ma per tutto il centro-sud – ha dichiarato Renata Polverini – ponendosi come fulcro sia per la formazione che per l’attività clinica”. Il Centro di Cardiochirurgia Robotica, che sarà coordinato dal Prof. Francesco Musumeci, è infatti la prima struttura di questo tipo nel centro-sud Italia e punta a un posizionamento nazionale e internazionale.
Per il Presidente del Campus Bio-Medico, Prof. Paolo Arullani, la collaborazione con l'Azienda Ospedaliera San Camillo di Roma e il Lenox Hill Hospital di New York testimonia “gli ottimi risultati che può dare la sinergia tra iniziativa pubblica e privata e l'importanza di coinvolgere istituzioni straniere sul territorio italiano come risposta alla fuga dei cervelli oltre confine”.
Rispetto ai più tradizionali campi di battaglia della chirurgia robotica, come interventi a prostata e utero, il robot "da Vinci" promette di estendere in modo significativo lʼimpiego di bracci meccanici al delicato ambito del cuore. In ambito cardiochirurgico il robot permette in più di raggiungere il cuore senza operare l'apertura dello sterno. Si azzerano così i rischi d'infezione dell'osso (quando avviene, può dare complicanze gravi nel decorso post-operatorio) ed è eliminato il trauma di vivere dopo l'intervento con una vistosa cicatrice sul petto. Il robot sarà utilizzato in Cardiochirurgia al Campus Bio-Medico per interventi sulla valvola mitrale, per la chiusura di difetti del setto interatriale (patologia di cui si parla molto in questi giorni in relazione al calciatore Antonio Cassano) e per l'asportazione di tumori cardiaci dell'atrio. In futuro anche per l’impianto di bypass aortocoronarico, che rappresenta quasi il 60% degli interventi di cardiochirurgia, ma è oggi praticabile per via robotica solo in casi molto selezionati.
"La collaborazione con il Campus Bio-Medico – ha dichiarato in conferenza stampa il Direttore Generale del San Camillo, Prof. Aldo Morrone – esprime la capacità delle due strutture di curare patologie complesse, con tecnologie di eccezionale valore scientifico, mettendo al servizio dei cittadini del Lazio le migliori prestazioni sanitarie a livello nazionale e internazionale. Solo mettendo in comune competenze, professionalità e risorse, possiamo offrire un servizio migliore".
Il nuovo Centro di Cardiochirurgia Robotica del Campus Bio-Medico si prefigge anche obiettivi formativi. Grazie alla doppia console di comando, caratteristica peculiare del robot "da Vinci" in dotazione presso il Policlinico Universitario, sempre più cardiochirurghi potranno ora formarsi sul campo, sia seguendo i movimenti del chirurgo "tutor" dalla seconda postazione, sia intervenendo direttamente sul paziente, avendo la garanzia di mani esperte, pronte ad assumere il comando dell'operazione dalla seconda console, in caso di necessità.
“Orienteremo la nostra offerta formativa – precisa il Prof. Francesco Musumeci – non solo al territorio italiano, ma anche all’Europa dell’Este in Asia. In queste regioni abbiamo già rapporti di collaborazione e formazione per la chirurgia mini-invasiva e c’èun’interessante domanda di formazione sulla chirurgia robotica”.
Ad oggi, nel mondo, i casi trattati in tutte le specialità con il robot “da Vinci” sono circa 215.000, il 40% in più rispetto allo stesso periodo del 2008 e il 60% in più rispetto al 2007. Di questi, i casi trattati in Italia sono oggi quasi 1.700, con un trend in crescita fino al 2008 di circa 600 casi all'anno. In Europa ce ne sono in funzione 248 (di cui 45 in Italia), in Asia 67, in Medio Oriente 19 e in America Latina 12 (fonte: Intuitive Surgical). Il primato di presenza di robot in sala operatoria spetta però ancora ampiamente agli Usa con 1.028 esemplari. È qui che la tecnologia robotica è stata sviluppata negli anni novanta e da qui è partita la sua commercializzazione su scala mondiale a partire dal nuovo millennio. |
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