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INGEGNERI CHIMICI: FORMAZIONE A CONTATTO CON LE IMPRESE PDF Stampa
Ai blocchi di partenza il nuovo Corso di Laurea Magistrale in Ingegneria Chimica per lo Sviluppo Sostenibile. Economia e tecnologia a braccetto con l’etica e un percorso di formazione pensato insieme da docenti e manager delle aziende di settore, per una figura professionale in grado di inserirsi da subito nel tessuto produttivo del Paese
 
 
Un impianto chimicoSeguire le lezioni sui banchi dell’università e, nello stesso tempo, poter entrare in contatto con manager e responsabili di alcune tra le più importanti aziende del settore di riferimento per un futuro impiego: è il plus che offre, per l’Anno Accademico 2010-2011, la Facoltà di Ingegneria dell’Università Campus Bio-Medico di Roma con il varo del Corso di Laurea Magistrale in Ingegneria Chimica per lo Sviluppo Sostenibile.
 
Il lancio del nuovo biennio specialistico, parte del restyling dei percorsi didattici della Facoltà, aggiunge alla formazione di base in Ingegneria Industriale e al tradizionale sbocco in Ingegneria Biomedica l’approdo specialistico in Ingegneria Chimica.
 
Con la riformulazione del progetto formativo della Facoltà e il varo di una Laurea triennale in Ingegneria Industriale – spiega il Prof. Diego Barba, Delegato del Preside per il Corso in Ingegneria Chimica per lo Sviluppo Sostenibile – abbiamo ricostituito quel tessuto di preparazione di base che prima della trasformazione in ‘3+2’ offriva a tutti i futuri ingegneri un apporto delle conoscenze ingegneristiche fondamentali concentrato nel primo triennio. Su questa base s’innestano le lauree magistrali, che specializzano in comparti come il biomedico, presente già da dieci anni, e nel settore chimico attento alle nuove sfide nell’utilizzo delle tecnologie, in una logica di sviluppo sostenibile”.
 
Un ingegnere ‘di processo’”: così Barba definisce il laureato in Ingegneria Chimica. Un ingegnere che sa collegare in modo logico fenomeni che poi diventano eventi produttivi grazie alle apparecchiature utilizzate. “Ecco perché – precisa il Docente – l’ingegnere chimico opera bene anche laddove non c’è un vero e proprio impianto produttivo, ma è necessario interpretare fenomeni e collegarli con modelli matematici”.
 
Questa figura è in grado di operare in un campo molto vasto: può progettare, costruire e gestire impianti produttivi in ambito energetico, ambientale, petrolchimico, chimico, farmaceutico, agroalimentare, biotecnologico. “In ciascuno di questi settori – chiarisce Barba – crediamo sia opportuno riproporre tecnologie tipiche dell’Ingegneria Chimica, introducendovi il concetto della sostenibilità. In concreto, significa riduzione del consumo di materie prime e di prodotti energetici estratti dalla Terra a parità di produzione finale e quindi ottimizzazione dei processi produttivi: una prospettiva possibile solo se si sviluppano tecnologie sempre migliori”.
 
È una novità che va di pari passo con il presente del pianeta. “Nel costituire questo Corso di Laurea – aggiunge il Prof. Barba – ho condiviso dall’inizio con il Preside, Prof. Luigi Marrelli, il bisogno d’inquadrarlo in una visione etica. Se si coniugano scienza ed etica nella formazione dell’ingegnere chimico, il professionista che ne deriva opererà per migliorare gli impianti necessari alla produzione, in un’ottica di contrazione dei consumi e di tutela degli operatori: proprio ciò che in genere non avviene, perché si tende a far prevalere gli interessi economici. Così, tuttavia, si perde la prospettiva della sostenibilità”. Economia e tecnologia a braccetto con l’etica, per uno sfruttamento delle risorse della Terra che, nel lungo periodo, non la distrugga.
 
Ma la sfida più grande – sottolinea Barba – è stata quella di sviluppare fin dall’inizio il percorso di studi in stretto collegamento con un gruppo di aziende leader nel campo dell’Ingegneria Chimica”.
 
Per questo, all’interno del Comitato Università-Impresa dell’Ateneo, è stata creata una sezione dedicata all’Ingegneria Chimica, coordinata dal Dr. Fabrizio Di Amato, Presidente e Amministratore Delegato del gruppo Maire-Tecnimont (nonché Presidente di FederProgetti, una sezione di Confindustria, ndr). Al gruppo di lavoro che s’interfaccia con i docenti del Campus Bio-Medico di Roma appartengono inoltre manager di aziende del gruppo Permasteelisa, della società Walter Tosto, della Tecnimont KT, della Finaval e di altre imprese, per un bacino d’utenza, nel complesso, di migliaia di posti di lavoro qualificato. “Vorremmo – auspica Barba – che il giovane che si laurea da noi, acquisite tutte le competenze teoriche, possa proseguire il proprio percorso professionale nel mondo del lavoro in continuità con la fase didattica, perché la sua formazione è stata pensata e costruita a tavolino, insieme, da accademici e da rappresentanti del mondo delle imprese”.
 
Sembra dunque superata la dimensione dei Master aziendali post-laurea. Come spiega il Docente, “è un meccanismo che di solito costringe le imprese a consistenti investimenti, poiché mantiene pressoché improduttiva per un anno questa forza-lavoro, impegnata a ‘formarsi’ all’interno dell’azienda per comprendere i meccanismi pratici: un tempo che, in un periodo di crisi, non molte aziende possono permettersi. Ecco perché siamo fiduciosi che il nostro sistema, creando ingegneri chimici già pronti a entrare a pieno diritto nel sistema produttivo, darà loro un grosso vantaggio competitivo rispetto a neo-laureati provenienti da altre università”.
 
All’interno del Comitato Università-Impresa, sono state create due Commissioni miste: una dedicata all’ottimizzazione della proposta didattica, l’altra per Ricerca&Sviluppo. “I vari corsi – spiega Barba – saranno tenuti da accademici molto qualificati; a essi si affiancheranno professionisti dell’industria, cui saranno affidate lezioni specifiche di addestramento sui software di progettazione avanzata e sulle tecnologie concretamente utilizzate nelle imprese”. Insomma: il professore dà la teoria e le basi, che poi vengono ‘spiegate’ e ‘lette’ nei format usati dalle aziende.
 
La Commissione R&S, a sua volta, avrà il compito di individuare e mettere in piedi, entro sei-otto mesi, i primi progetti di ricerca industriale. “In particolare – informa il Prof. Barba –vorremmo far decollare almeno un paio di grandi progetti che abbiano come protagonisti oltre ai nostri ricercatori anche i nostri studenti. I quali, divenuti poi ingegneri, potranno continuare a lavorare per la R&S industriale”.
 
Come, dunque, entrare nel gruppo che frequenterà il primo anno di Corso? “Non abbiamo pensato a un vero e proprio test d’ingresso – puntualizza il Docente – ma a un colloquio motivazionale. La nostra Laurea Magistrale è aperta a vari tipi di laureati triennali del settore industriale: ad esempio, ingegneria meccanica, energetica, elettrica, dei materiali e da ambiente e territorio. Potranno essere ammessi, inoltre, laureati triennali in Chimica o in Chimica Industriale”.
 
Da questo punto di vista, il colloquio servirà per conoscere meglio le attitudini e valutare il curriculum della persona, compresi gli aspetti etici. Con un’attenzione particolare a quei ‘fattori X’ che possono aiutare nel cammino verso il titolo di Ingegnere Chimico.
 

 

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