
| ITALIA-CINA: AL VIA PROGRAMMA DI COOPERAZIONE SANITARIA |
|
|
|
La delegazione di medici, infermieri, tecnici e manager provenienti dalla Cina approfondirà per due anni la conoscenza dei modelli di gestione e di assistenza italiani avendo come riferimento il modello del Campus Bio-Medico di Roma
Avviare un sistema sanitario “misto” pubblico-privato e integrare alla medicina tradizionale quella occidentale: con questi due obiettivi è partito il programma di cooperazione tra governo cinese e italiano. La delegazione cinese, formata da medici, infermieri, tecnici e manager sanitari, è arrivata a Roma ed è stata accolta al Campus Bio-Medico, dove ha preso ufficialmente il via il programma China-Italy-Shaanxi Vacational Training.
Il progetto di cooperazione vedrà impegnati da un lato l’Istituto Superiore di Sanità, l’Università Campus Bio-Medico di Roma e l’Associazione Centro ELIS (che promuove attività formative e di solidarietà sociale), dall’altro manager e professionisti in ambito sanitario della Xi’an Medical University e del Provincial People’s Hospital.
Nell’arco di due anni, il personale sanitario cinese avrà l’opportunità di comprendere i modelli di gestione e di assistenza sanitaria italiani attraverso: la formazione in loco, effettuata da esperti italiani, l’erogazione di borse di studio in Italia e in Cina, la dotazione di attrezzature e strumentazioni avanzate per l’allestimento, in Cina, di laboratori didattico-formativi.
“Sono lieto di dare il benvenuto a questa delegazione così importante - ha dichiarato Vincenzo Denaro, Preside della facoltà di Medicina e Chirurgia -. Vi chiedo di guardare con un occhio speciale ai due elementi fondamentali a cui si ispira il Campus Bio-Medico: la centralità della persona e la multidisciplinarietà dell’approccio al malato”.
La delegazione cinese ha visitato i laboratori del Polo di Ricerca Avanzata in Biomedicina e Bioingegneria e la struttura del Policlinico, per dedicarsi, a partire dai prossimi giorni, ai percorsi di formazione.
Per la riforma sanitaria, il governo di Pechino ha messo in campo 200 miliardi di euro da qui al 2020, da spendere per allestire 29mila nuovi centri medici locali, 2.000 nuovi ospedali di contea, formare e valutare 1.370.000 medici che opereranno in villaggi anche sperduti, formare altri 160mila medici che opereranno in comunità più allargate, produrre in proprio e distribuire almeno 300 tipologie di farmaci essenziali. Uno sforzo che dovrebbe contribuire a risolvere l’enorme varietà di problemi medici e la forte disparità nell’accesso alle prestazioni, che vede oggi svantaggiato soprattutto chi vive nelle campagne.
|
| | Login | Mappa sito | UniMail | |