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POLICLINICO: INDAGINE SUL DOLORE PDF Stampa

Primi dati sulla percezione del dolore da parte dei pazienti del Policlinico Universitario. Previsto, come da legge, l’inserimento dell’intensità algica tra i parametri vitali del diario clinico

 

 

Terapia intensivaIl 60% dei pazienti che non avverte dolore a seguito di ricovero: è l’incoraggiante dato emerso dalla prima indagine realizzata, a un anno dalla nascita, dal Comitato ‘Ospedale Senza Dolore’ (COSD) del Policlinico Universitario Campus Bio-Medico. Un dato avvalorato dalla buona percentuale (67%) di degenti ‘eleggibili’ per lo studio che hanno accettato di parteciparvi, nonostante la condizione di malattia e il conseguente stato di relativa indisposizione psicologica.

 

I pochi intervistati che non hanno risposto ai nostri quesiti – ha spiegato il Prof. Massimiliano Carassiti, Responsabile del COSD – fanno parte, peraltro, di quel numero di ricoverati che, nel nostro Paese, sono stati abituati a vivere il dolore come una parte inevitabile, quasi ‘integrante’ della cura, talora anche a causa dell’indifferenza degli operatori sanitari, finendo per rassegnarsi a esso. Occorre, invece, una forte sensibilizzazione della cittadinanza e di tutto il personale medico e paramedico verso una cultura del sollievo”.

 

Per questo, il Prof. Carassiti e il COSD hanno ora un obiettivo ancor più ambizioso: estendere il positivo risultato, nel minor tempo possibile, anche alla restante parte di degenti che dichiarano di soffrire per un ricovero in ambiente medico o chirurgico. A tale scopo, è già in fase di discussione avanzata la proposta, divenuta di recente obbligatoria per legge, di inserire in cartella clinica la valutazione dell’intensità del dolore come parametro vitale, così da renderlo ‘tracciabile’ per tipologia di sintomo e di paziente. Una prospettiva che va dunque nella direzione tracciata dalle istituzioni nazionali.

 

I dati emersi – ha sottolineato Carassiti – confermano la particolare attenzione del nostro Policlinico Universitario alla cura dei suoi pazienti anche sotto il profilo della prevenzione del dolore e c’impegnano a mettere in campo, nel prossimo futuro, strategie e soluzioni ancor più efficaci; ad esempio, tra coloro che non hanno registrato situazioni di sofferenza particolare, il 43% era ricoverato in aree chirurgiche, il 57% in aree mediche: lo scarto di 14 punti è un aspetto da approfondire, perché in assenza di intervento chirurgico la percentuale di chi avverte dolore dovrebbe essere molto inferiore. Inoltre, le terapie analgesiche attuate non sono ancora del tutto sufficienti: dai dati si rileva, infatti, che i protocolli clinici applicati dall’Unità Operativa del nostro Policlinico dedicata 24 ore su 24 all’assistenza dei pazienti con dolore hanno un effetto completo sul 30% dei pazienti chirurgici e sul 40% di quelli delle aree mediche. La restante parte rileva invece solo un beneficio lieve”.

 

Due i test somministrati: il Mini Mental State Evaluation (M.M.S.E.), per valutare l’attendibilità delle risposte fornite dai pazienti, e il Brief Inventory Pain, un questionario con scala da 1 a 10 che ha consentito di misurare la modificazione della percezione sensoriale del dolore da parte del malato nel corso della giornata e le reazioni a esso conseguenti. L’indagine non ha trascurato gli aspetti di tipo affettivo, quali il disagio psicologico, emozionale e spirituale della persona, legati a condizioni contingenti.

 

Un altro dato interessante frutto dell’indagine è quello secondo cui, per il 58% dei pazienti, il dolore è invalidante in misura ‘moderata-grave’ sulla qualità della vita. Da qui l’esigenza, nell’immediato, di inserire la valutazione del dolore tra i parametri vitali.

 

Questo inserimento nella cartella clinica del degente – ha aggiunto Carassiti – consentirebbe infatti di migliorare i protocolli di trattamento, personalizzare le terapie per i singoli casi e avviare programmi specifici di follow-up. C’è, poi, la necessità di promuovere la formazione continua delle équipe mediche di tutte le aree specialistiche, allo scopo di amplificare l’ascolto dei bisogni dei pazienti rispetto al fenomeno ‘dolore’ e di sensibilizzare questi ultimi a non aver paura di manifestare il sintomo al medico o all’infermiera”.

 

I risultati della valutazione serviranno, dunque, anche a modificare la cultura degli operatori sanitari e dei pazienti, per far sì che il dolore venga considerato, da entrambe le parti, sempre meno un ‘effetto inevitabile’ del ricovero e sempre più un fondamentale ‘sintomo-guida’ che impone la creazione di strumenti specifici per la sua eliminazione.

 

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