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RICERCA: IL CAMPUS A BIOVISION PDF Stampa

Marcella Trombetta riferisce sul futuro della nanomedicina al Forum Mondiale sulle Scienze della Vita


biosquare_trombetta_interna.jpgIl futuro della ricerca nanotecnologica a fini medici è stato il tema portante del workshop New trends in nanomedicine. What’s new in miniaturizing?
, organizzato nell’ambito di Biosquare, un evento di Biovision, il VI Forum Mondiale sulle Scienze della Vita (Lione, 8-11 marzo). Al dibattito erano presenti due rappresentanti dell’industria, due politici e due accademici, tra cui la professoressa Marcella Trombetta, invitata in qualità di Direttore del Laboratorio di Chimica e Biomateriali dell’Università Campus Bio-Medico di Roma.

Tra gli argomenti affrontati: le frontiere della nanomedicina, le potenzialità delle cellule staminali adulte rispetto a quelle embrionali e le carenze della regolamentazione europea nel settore dei dispositivi biomedicali.

La discussione – ha spiegato Trombetta – ha toccato temi legati alle ricerche che svolgiamo nei laboratori del CIR, tra cui le novità nanotecnologiche per la medicina rigenerativa. È emersa la necessità di passare da una ricerca di tipo ‘integrato’, con un leader che guida le operazioni degli altri partner, a un lavoro di ‘network’, in cui tutte le competenze hanno pari valore”.

I relatori hanno parlato dell’utilizzo di cellule staminali, essenziali per la rigenerazione tissutale.

Il mio parere – ha sottolineato Trombetta – è che l’utilizzo di staminali embrionali significhi ‘violentare la natura’. Inoltre, alla prova dei fatti si sono mostrate talmente ‘totipotenti’ da non poter essere utilizzate, rivelandosi incontrollabili generando tessuto tumorale, contrariamente alle ‘multipotenti’ ed efficaci cellule staminali adulte”.

Le staminali adulte, per poter essere utilizzate, richiedono protocolli specifici.

Il sistema oggi potenzialmente più efficace – ha chiarito Trombetta – è detto a ‘due stadi’, con il prelievo dal paziente, in sala operatoria, di midollo osseo o di grasso dal quale le cellule staminali vengono isolate, espanse e poi seminate su una matrice di supporto fatta di polimeri biodegradabili utilizzati nell’industria alimentare, definiti scaffold. Lo scaffold induce la differenziazione delle staminali nel tessuto desiderato, che, impiantato nel paziente, colmerà la lesione”.

L’applicazione clinica di questo sistema, tuttavia, oltre a richiedere tempi lunghi per la moltiplicazione delle cellule (circa 30 giorni), è impedita dalle attuali leggi, che non consentono l’uso clinico di staminali fuori dalla sala operatoria.

Le cellule staminali – ha detto Trombetta – sono normalmente presenti nel sangue. Di conseguenza, per ovviare ai problemi pratici e giuridici dei protocolli, al Campus Bio-Medico stiamo lavorando alla produzione di ‘smart scaffolds’: non sarà più necessario isolare le staminali dal midollo o dal grasso, perché lo scaffold da solo”.

Biovision è organizzato allo scopo di dare al pubblico mondiale informazioni sugli interrogativi sollevati dal progresso delle scienze della vita e dalle loro applicazioni. Quest’anno erano presenti anche alcuni premi Nobel in Chimica e in Medicina.

 

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