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SECUFOOD, TRE PROPOSTE PER GARANTIRE LA SICUREZZA ALIMENTARE PDF Stampa

Presentati presso il Ministero della Salute i risultati finali del Progetto europeo SecuFood. I livelli di sicurezza sono alti, ma contro l’ipotesi terrorismo si può fare di più

 

 

SecuFood Final ConferenceSarà la prima simulazione di un attacco alla catena alimentare per verificare il sistema di funzionamento dell’Unità Nazionale di Crisi, diretta dal Dipartimento per la Sicurezza degli Alimenti del Ministero della Salute e l’appuntamento è per il 13 maggio. Altri dettagli sono nel piano top secret del Direttore Generale del Dipartimento, Silvio Borrello, che ha annunciato l’iniziativa il 27 aprile scorso, nell'ambito della Conferenza finale di SecuFood – Progetto europeo coordinato dall’Università Campus Bio-Medico di Roma con l’obiettivo di analizzare i punti deboli della catena alimentare e quindi la sua potenziale esposizione non solo ai più noti rischi della frode alimentare, bensì anche a quelli di un possibile attacco terroristico.

 

Un pericolo tenuto in debita considerazione dall’industria e dalle istituzioni, ma non per questo di poco conto. Per l’industria, la preoccupazione si concentra sulle fasi di distribuzione e vendita al dettaglio, durante le quali il prodotto esce dalle loro mani e dal loro controllo. Le istituzioni vedono come fortemente critico il momento dell‘importazione in un mercato globale che rende impresa ciclopica controllare le tonnellate di alimenti in viaggio per il mondo e attraverso svariati confini. Per i ricercatori del progetto SecuFood, di non poco conto è invece il punto di passaggio tra la fine della produzione dell’alimento e il suo confezionamento: in pratica, quando un attacco chimico o biologico può espandersi più facilmente nella massa di alimento preparato (pensiamo, per esempio, a liquidi come il latte), finendo poi per distribuirsi nei mille rivoli di lotti di merce su percorsi differenti di distribuzione.

 

Dai questionari somministrati ad aziende e istituzioni nell’ambito del progetto emergono tre suggerimenti concreti, come ha mostrato nel corso della Conferenza l’Ingegner Marcello Ferraro, della European Business Associates. Primo: la creazione di un database di eventi criminali consultabile dalle aziende, per permettere loro di verificare l’adeguatezza dei propri sistemi di controllo. Secondo: la creazione di tavoli di confronto tra imprese e istituzioni sui temi della sicurezza alimentare. Infine, linee guida tese a fissare standard di sicurezza non solo per prevenire alterazioni accidentali e frodi dei produttori, bensì anche attacchi dall’esterno alla catena alimentare, finalizzati al danno economico, alla lesione delle persone e alla creazione di uno stato di panico tra la popolazione, come appunto attacchi criminali e terroristici. Con questo, le aziende assicurano che i criteri attualmente applicati contro il pericolo di sofisticazione degli alimenti sono efficaci anche contro il rischio terroristico.

 

Tra i temi toccati, anche quello dell’efficacia dei controlli. Più semplice andare a fondo del sospetto di una sofisticazione alimentare con sostanze note e attraverso le prassi più usuali. Ma è facile pensare che, nell’organizzazione di un attacco terroristico, fondamentale si rivelerebbe a posteriori l’utilizzo di sostanze e metodi inusuali, tesi a evadere i controlli. “In fondo, anche prima del settembre 2001 il rapporto tra voli aerei, grattacieli e sicurezza – ha ricordato il Prof. Roberto Setola, Docente dell’Università Campus Bio-Medico di Roma e Responsabile Scientifico del Progetto SecuFood – non era così chiaro e presente come dopo quell’11 settembre”. È sul possibile nuovo e ignoto, insomma, che bisogna lavorare di più.

 

Alla questione ha fatto riferimento anche Marina Miraglia, Direttore del Reparto OGM e Microtossine dell’Istituto Superiore di Sanità, quando ha sottolineato la necessità di creare laboratori specializzati per l’analisi di sostanze inusuali nel contesto del sistema di controllo della catena alimentare. “Sicuramente un attacco terroristico non avverrebbe con analiti comunemente usati per sofisticazioni alimentari e quindi si pone il problema di sviluppare metodi multianaliti per l’individuazione rapida di sostanze inusuali in matrici alimentari. Pensiamo al caso citato anche oggi, durante la Conferenza, dei Tamil che avevano contaminato con cianuro una partita di tè”.

 

Qualche discordanza di pareri è emersa, nel corso della Conferenza, sulla natura di un possibile attacco. Per Agostino Macrì, Direttore del Dipartimento di Sanità Pubblica, Veterinaria e Sicurezza Alimentare dell’Istituto Superiore di Sanità, non è tanto l’attacco con sostanze chimiche a preoccupare, quanto piuttosto l’attacco biologico. La Prof.ssa Maria Jesùs Alvarez, dell’Università di Navarra, Ateneo spagnolo che ha passato sotto la lente d’ingrandimento la catena alimentare e i processi di sicurezza delle aziende europee, ha viceversa rilevato come i protocolli HACCP (Hazard Analysis and Critical Control Points) offrano ottimi standard di sicurezza sul controllo delle modalità di conservazione e di gestione o uso di alimenti, sui livelli igienici e quant’altro, ma non sono pensati per prevenire gli specifici pericoli di un attacco premeditato alla catena produttiva e di distribuzione degli alimenti.

 

I livelli di sicurezza nel nostro Paese sono alti” – ha assicurato in apertura di Conferenza il Prof. Romano Marabelli, Direttore Generale DSPVSA del Ministero della Salute. Il problema, d'altra parte, è molto sentito dalla popolazione italiana. Come ha mostrato il Comandante Generale dei NAS, Cosimo Piccinno, uno studio demoscopico effettuato nel 2008 e replicato quest’anno conferma al terzo posto delle preoccupazioni degli Italiani proprio la sicurezza degli alimenti, preceduta soltanto dalla paura della distruzione del pianeta e dagli interrogativi sul futuro dei figli.

 

In effetti – ha chiosato il Prof. Setola – personalmente ritengo che il pericolo reale non sia tanto quello legato all’incolumità di grandi masse di persone, quanto quello relativo agli effetti di atti dimostrativi, tesi a scoraggiare e a creare grave danno economico a un Paese, nonché a provocare situazioni di panico generalizzato. Ho in mente eventi economicamente destabilizzanti a cui sono esposti, in particolare, Stati come il nostro, ricchi di prodotti ‘tipici’, ma che possono incrinare gravemente anche l’economia di Paesi emergenti in zone geopoliticamente delicate, spesso fortemente dipendenti da esportazioni monocoltura”. 

 

C'è dunque l'esigenza di implementare al più presto le possibili soluzioni prospettate dallo studio SecuFood per garantire che il settore agroalimentare, che occupa nel nostro Paese ben 2 milioni e mezzo di persone ed è parte integrante del Made in Italy, resti al sicuro.

 

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