Lectio Magistralis del Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità che ha presentato dati inediti dell’Osservatorio salute sulle disuguaglianze nelle regioni italiane. Il Governatore Zingaretti: “Disavanzo ridotto dai 2 miliardi di otto anni fa ai 150 milioni del 2016. Campus Bio-Medico struttura top nel Lazio”


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Roma, 16 novembre 2016 – L’Università Campus Bio-Medico di Roma ha aperto ufficialmente oggi il suo 24mo Anno Accademico. Un’inaugurazione, ha sottolineato nel saluto agli intervenuti il Presidente di UCBM, Felice Barela, che dà avvio a tre anni con il Cda appena rinnovato e con l’indirizzo di “confermare e consolidare l’orientamento di fondo che è stato sintetizzato, nel triennio appena trascorso, nell’espressione: ‘più qualità, più persona’”. Quindi, Barela ha fornito alcuni numeri che danno il senso del processo di sviluppo che continua a caratterizzare l’Ateneo: oltre 1.700 persone impiegate, con un’età media inferiore ai 40 anni e per più del 60 per cento donne; circa 4mila alunni nei diversi Corsi curriculari ed extra-curriculari; oltre un milione di prestazioni ambulatoriali erogate dal Policlinico Universitario, parte integrante dell’Università e chiamato alla “riconferma dell’accreditamento Joint Commission International, prevista per la prossima primavera a tre anni dalla prima certificazione”.
 
Tra gli interventi più significativi, quello di Walter Ricciardi, Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità. Nella sua Lectio Magistralis ha snocciolato in anteprima i numeri ‘shock' dell’Osservatorio nazionale sulla salute delle regioni italiane, da lui fondato nel 2002, relativi all’aumento delle diseguaglianze in fatto di tutela della salute degli italiani negli ultimi 15 anni. Dati che mostrano, come ha sottolineato Ricciardi, come il livello dell’aspettativa di vita “al Sud è progressivamente diminuito, fino al punto di far perdere tutti i guadagni maturati dall’immediato dopoguerra del secondo conflitto mondiale, con Campania e Sicilia su valori oggi uguali rispettivamente a quelli di Bulgaria e Romania, mentre i cittadini di Marche e Trento hanno davanti a sé gli stessi anni di vita degli svedesi”. La denuncia parte da quelli che lui stesso definisce i “frutti amari del federalismo sanitario spinto e non solidale di questi anni”.
 
Ormai in Campania e Sicilia si ha una speranza di vita alla nascita di 4 anni inferiore rispetto a Trento e alle Marche, ma mentre i fattori di rischio per la nostra salute restano distribuiti in modo omogeneo su tutto il  territorio nazionale, la disponibilità e l’accesso ai servizi sanitari – spiega Ricciardi – penalizzano i cittadini del Sud e delle regioni centrali in piano di rientro”. “Gli screening oncologici, ad esempio, coprono la quasi totalità della popolazione in Lombardia, ma appena il 30 per cento dei residenti in Calabria. Moltiplichiamo questo per le diverse funzioni di assistenza e prevenzione sanitaria e avremo il capovolgimento ai danni del Sud e di parte del Centro di questi anni, dopo che per oltre un quarantennio il Paese aveva omogeneamente guadagnato in media 2 mesi di vita l’anno”, rimarca il Presidente dell’ISS. “Non si dica però che tutto dipende dalla carenza di risorse – aggiunge – perché a fare la differenza è invece la capacità di organizzare la sanità sul territorio, visto che in Regioni come Lazio e Puglia l’aspettativa di vita scende mentre la spesa resta stabile, al contrario delle Regioni settentrionali, dove a un contenimento delle spese ha fatto riscontro un aumento della stessa aspettativa di vita”. Un trend che si conferma anche guardando a un altro indicatore, quello della mortalità evitabile, che in base ai dati dell’Osservatorio diminuisce al Nord, resta stabile al Centro, ma aumenta decisamente al Sud, con punte del più 20 per cento in Campania dal 2001. Anche la mortalità in senso stretto è più alta al Sud e non perché ci sia una maggiore incidenza di malattie rispetto al resto del Paese, tant’è che al Nord, ad esempio, ci sono più casi di tumore alla mammella, che fa però più morti al Sud. Un andamento che i dati mostrati da Ricciardi all’Università Campus Bio-Medico di Roma mostrano inversamente proporzionali all’andamento della spesa.
 
I dati dimostrano che la responsabilità attribuita alle Regioni in materia di sanità ha finito per creare 21 trend diversi, penalizzando chi questo potere gestionale non lo ha saputo mettere al servizio degli assistiti”, commenta Ricciardi. Che in futuro vede un’ulteriore divaricazione della forbice “se non passerà la modifica del Titolo V della Costituzione, che oltre a sgombrare il campo dagli equivoci della legislazione concorrente consente allo Stato di intervenire quando le cose non vadano bene per i cittadini, grazie alla ‘clausola di salvaguardia’, per ripristinare una omogeneità di offerta e accessibilità ai servizi sanitari, colmando il gap tra domanda e offerta”. Gap per Ricciardi destinato di per sé ad aumentare, visto che “la pur maggior disponibilità di risorse prevista dalla Legge di stabilità non è in grado di tenere il passo della crescita dei bisogni di salute nel nostro Paese”. I dati dell’Osservatorio mostrano, del resto, che al Sud e più in generale nelle Regioni in piano di rientro personale sanitario e finanziamenti scarseggiano più che altrove. “E senza un intervento riequilibratore dello Stato centrale – conclude Ricciardi – per 34 milioni di cittadini italiani offerta sanitaria e condizioni di salute sono destinati a peggiorare ulteriormente. Accentuando le differenze con il resto del Paese”.
 
Sul fronte della formazione accademica e della ricerca finalizzate all'occupazione e allo sviluppo umano, nel discorso di apertura del Rettore, Prof. Andrea Onetti Muda, è stata posta quella che lui stesso definisce “una piccola critica verso l’attuale sistema di governo dell’università”. Ovvero “l’atteggiamento schizofrenico di alcuni dei gestori della cosa pubblica”, per cui “da un lato si cerca sempre più di spersonalizzare i criteri di selezione e di valutazione, favorendo l’identificazione di parametri misurabili, oggettivi, mentre “dall’altro però si esalta l’importanza del coinvolgimento emotivo e cognitivo nelle attività formative”. Circa le linee programmatiche dell'Ateneo, il Rettore sottolinea la necessità di “coltivare e far crescere tutte quelle competenze ‘soft’ che hanno la caratteristica di essere utili in ogni tipo di lavoro”. Quindi, il cenno a “una delle caratteristiche peculiari della nostra università: quella che mi piace chiamare politica della porta aperta, ossia il rapporto diretto e personale dei docenti con gli studenti, la continua possibilità di confronto e dialogo”. Forse è anche per questo che l’Ateneo dispone, ad oggi, di 21 docenti tra i Top Italian Scientists. Quanto alla soddisfazione degli studenti, il 77 per cento è in corso, il 96 per cento si dice soddisfatto della propria esperienza universitaria, l’86 per cento si iscriverebbe nuovamente al proprio Corso di studio e il 75 per cento dei laureati magistrali trova lavoro a un anno dalla laurea.
 
L’intervento del Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, ha fatto invece riferimento ai segnali di miglioramento nella qualità della sanità regionale, concretizzati ad esempio dall’abolizione, a partire da gennaio 2017, del ticket sanitario, dal maggior sostegno alla ricerca scientifica e dalla riorganizzazione virtuosa delle reti territoriali dell’assistenza sanitaria, che hanno consentito di ridurre il disavanzo “che otto anni fa era di 2 miliardi di euro su un budget di bilancio di 10, mentre a fine 2016 arriverà a circa 150 milioni". “Nel lavoro che abbiamo avviato da tre anni, di grande selezione meritocratica delle performance – sottolinea Zingaretti – e quindi di valutazione di tutti gli istituti con il sistema Prevale sugli indici di qualità delle cure, che dev’essere compreso e diffuso per stimolare sempre tutti a fare meglio, tra i 14 grandi centri ospedalieri della nostra Regione, in base alle valutazioni, il Campus Bio-Medico si rivela, non per pacche sulle spalle o per amicizia, ma per criteri di valutazione fatti da enti terzi, come una tra le migliori strutture ospedaliere della nostra Regione. Anche grazie a questi vostri risultati, il Lazio ora può farcela e guardare al futuro con serenità e speranza”.
 
La Prolusione, quest’anno, è stata pronunciata dal Prof. Vincenzo Di Lazzaro, Ordinario di Neurologia dell’Ateneo, che ha parlato delle nuove frontiere neurologiche dischiuse dall’Elettroceutica, una linea di ricerca che ‘imita’, in qualche modo, l’attività che compiono gli hackers con i sistemi informatici, ma lo fa cercando di riprogrammare la funzionalità del sistema nervoso in presenza di patologie. "Un progetto molto ambizioso – sottolinea il docente – poiché l’obiettivo non è soltanto curare le malattie del sistema nervoso, ma anche quelle di tutti i sistemi ad esso connessi attraverso una attivazione delle fibre nervose che controllano i vari organi”. Tra queste: emicrania, epilessia, acufeni, conseguenze dell’ictus, ma anche depressione, dolore, scompenso cardiaco, artrite reumatoide e perfino l’obesità. I nuovi scenari tracciati da Di Lazzaro saranno resi possibili anche dalla scoperta e l’utilizzo di nanoparticelle magnetiche e dall’optogenetica, che “renderanno presto possibile implementare modalità di stimolazione wireless che non richiedono l’impianto di elettrodi nel cervello”.