L’evento, dedicato all’incontro tra studenti e imprese, ha messo al centro formazione, creatività e innovazione per il futuro professionale dei ‘post-Millennials’. Docenti, esperti di risorse umane, creativi, imprenditori e opinion leader in ambito pubblico e privato hanno tracciato la strada verso il domani lavorativo. Marco Simoni, consigliere economico di Palazzo Chigi: “Entro 3 anni confidiamo che lo Human Technopole sia a regime. Sarà un ‘hub’ scientifico da circa 1.700 persone tra ricercatori e dottorandi, con apparecchiature rare e costose che saranno richieste da scienziati europei e internazionali”. Paolo Sormani, DG dell’Ateneo: “Abbiamo l’88 per cento di laureati in corso, con l’80 per cento che trova lavoro a un anno"

 
Foto del Job Day disponibili a questo link

Roma, 24 novembre 2016 – Una giornata per focalizzare le criticità, ma anche e soprattutto le potenzialità del mercato del lavoro nell’epoca dei cosiddetti ‘post-Millennials’, la generazione cresciuta tra instabilità globale, insicurezza sul futuro ed enormi prospettive di professionalizzazione rese possibili da creatività, innovazione e sviluppo tecnologico: è stato questo il cuore del Job Day 2016 dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, l'evento che ha fatto incontrare, presso la sede dell’Ateneo, gli studenti di Ingegneria e Scienze dell’Alimentazione e della Nutrizione Umana con oltre 30 aziende nazionali e multinazionali. L’importanza del legame tra università e impresa è stata declinata dal convegno ‘Generazione Z: Università e lavoro globale’, che ha visto una grande partecipazione di studenti, docenti e stakeholder imprenditoriali nell’Aula Magna dell’Università.
 
Innovazione è stata la parola-chiave della mattinata, aperta dal Pro-rettore alla Didattica, Simonetta Filippi. “Cavalcare i cambiamenti – ha sottolineato la docente – vuol dire anche guardare il mondo con occhi più attenti e veloci, in grado di cogliere le richieste e le necessità che provengono dalle aziende per non farsi trovare impreparati. Il nostro Job Day, attraverso il workshop e poi la tavola rotonda, ha l’obiettivo di rispondere agli interrogativi che fanno tremare nel momento di passaggio tra la fine degli studi e l’inizio della ricerca del lavoro: quale sarà l’evoluzione di prodotti e business nei settori che incontrano i nostri Corsi di Studio? Qual è la predisposizione migliore per ricevere un feedback positivo dalle imprese?”.

Grande attesa c’è stata per l’intervento che ha chiuso la mattinata, quello di Marco Simoni, consigliere economico di Palazzo Chigi. Simoni ha esordito dicendo che “l’Italia nei 40 anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale era il Paese che cresceva di più in Europa. Poi, dagli anni ’90, è diventato quello che cresce meno. Perché? È crollato il tasso d’innovazione”. Simoni, quindi, ha declinato il destino dei circa 70mila metri quadri, su un totale di 1 milione e 100mila, che hanno ospitato l’EXPO milanese. “Abbiamo chiesto a un gruppo di scienziati di scrivere un progetto per il più grande centro di ricerca sulle scienze della vita. Il progetto è stato valutato anonimamente da un certo numero di direttori di grandi centri di ricerca nel resto del mondo ed è stato approvato qualche mese fa. Martedì ci riuniremo con presidente dell’ISS, del CNR, i rettori delle università milanesi e tre scienziati di fama mondiale per ‘settare’ al meglio il Centro”. Che sarà più di un polo di ricerca. “Sarà – ha chiarito Simoni – una vera e propria infrastruttura scientifica articolata su quattro linee guida maggiori: genetica, nutrizione, analisi dei dati e oncologia. Disporrà di macchine talmente potenti, costose e rare che per poterle utilizzare faranno la ‘fila' non solo i ricercatori italiani, ma anche  quelli a livello europeo e mondiale. Il piano del Governo Renzi è che lo Human Technopole vada a regime “entro tre anni, con circa 1.500 persone, di cui l’80 per cento ricercatori. Che vuol dire creare un centro di almeno 2mila persone, considerati dottorandi e altri ricercatori attivi con assegni di ricerca europei o internazionali. Sarà la ‘startup’ italiana per eccellenza, un elemento trasformativo profondo anche del carattere industriale del nostro Paese”.
 
Nel salutare i presenti all’inizio dell’evento, il Rettore UCBM, Andrea Onetti Muda, ha citato i dati appena pubblicati da un sondaggio di SWG e Skuola.net in cui emerge come quasi 2 ragazzi italiani su 3 sono pessimisti sulle loro prospettive per l’avvenire, soprattutto per quanto riguarda lavoro, crescita e istruzione, auspicando che l’Università non generi persone che cercano un lavoro, ma creino posti di lavoro. “Le aziende – ha sottolineato Paolo Sormani, DG dell’Ateneo – cercano persone che si sono laureate bene e giovani. In questo senso, ci confortano i dati di Almalaurea sui nostri studenti, secondo i quali l’88 per cento dei nostri studenti si laureano in corso e circa l’80 per cento trovano un lavoro a un anno dalla Tesi. Dati molto positivi, che ci pongono ai vertici dei ranking nazionali delle università”. Un’affermazione confermata dal Rapporto ISTAT su ‘Studenti e Bacini Universitari’, appena reso noto, secondo il quale l’Università Campus Bio-Medico di Roma è al secondo posto nelle preferenze dei migliori studenti italiani per le aree di studio di cui dispone: il 38,7 per cento dei diplomati migliori d’Italia (usciti con un voto pari o superiore a 95/100) scelgono infatti di intraprendere la vita accademica in questo Ateneo.
 
Il dibattito sulla ‘Generazione Z’ è stato aperto da Riccardo Pietrabissa, Docente di Bioingegneria industriale al Politecnico di Milano, che ha parlato dei legami tra formazione, creatività e innovazione. “Che cosa vuole il Paese dalla generazione futura? - ha chiesto – Questa è la domanda a cui un’università come istituzione deve rispondere. Vogliamo sempre più professionisti, avere sempre più avvocati o ingegneri, riempire il mondo di manager che lavorino per le multinazionali straniere? Le famiglie e gli immatricolati ci chiedono una preparazione per aree, specializzata, secondo figure legate alle scale sociali. Quello che invece dovremmo fare e dare una preparazione per competenze: formare chi sa risolvere problemi. Imprenditori, decisori, una classe politica competente. Che poi potrà anche fare l’avvocato o il medico. Ma non come obiettivo”.
 
Quindi, il giurista e counselor Marco Vigini, Executive Career Advisor di Orienta Project Leader, ha citato uno studio della Harvard Business School secondo cui “la capacità di costruire un network di relazioni sempre più ampio sia uno dei tre paradigmi di gestione e produzione di risorse”. “Fatto 100 le opportunità di lavoro – prosegue – mediamente il 70 per cento passano attraverso il canale informale. Quindi, se sappiamo usare bene la nostra rete possiamo arrivare in appena 6 passaggi a proporci anche a interlocutori apparentemente molto distanti da noi, moltiplicando le opportunità di lavoro”.
 
La relazione di Mauro Fontana, AD di Sorematec Italia, azienda del Gruppo Ferrero che fornisce alla ‘casa madre’ idee per il lancio di nuovi prodotti e per il miglioramento di quelli esistenti, è stata incentrata invece sui nuovi approcci per lo sviluppo continuo e concreto dell’innovazione, che passano inesorabilmente per l’Open Innovation, “un approccio mentale che permette di essere efficaci ed efficienti e consente di avere una visione aperta e internazionale sui trend del mercato del lavoro”.
 
Quindi Sabrina Florio, Vice-presidente dell’Unione Industriali di Roma e Lazio e Presidente dell’associazione no-profit 'Anima per il Sociale nei valori d’impresa’, ha approfondito il tema dei valori aziendali, chiarendo che “in un contesto estremamente globalizzato, internazionale e competitivo, quello che conta è il merito. Il mondo universitario dev’essere prioritario in un sistema-Paese che vuole crescere”.
 
Sulla stessa linea d’onda Nicola Greco, Presidente di SITIE e CDA di Salini Impregilo e Permasteelisa, che ha chiarito il punto di vista delle multinazionali sul lavoro globale. Parlando a studenti e neolaureati ha posto l’accento sui “megatrends, che sono l’indirizzo del futuro: grandi clusters urbani, infrastrutture per connetterli, sharing economy, manifattura avanzata come droni o robot, biotecnologie: le aziende che sapranno coglierli saranno le grandi aziende globali”. Aggiungendo quello che potrebbe diventare un nuovo megatrend del futuro: “La capacità di generare occupazione di qualità. Anche se oggi non se ne preoccupa nessuno”.
 
Nel suo speech Walter Ruffinoni, CEO di NTT Data Italia, leader mondiale nell’innovazione digitale, ha fatto il punto sulle opportunità oggi a disposizione nel proprio settore, concludendo con il duplice paradosso “che vivono la mia e la vostra generazione: noi 50enni siamo sempre stati troppo giovani per prenderci delle responsabilità e all’improvviso siamo diventati troppo vecchi. Per voi, invece, milioni di posti di lavoro nel prossimo futuro scompariranno, perché robot e Intelligenza Artificiale stanno arrivando e per alcuni lavori di routine, in Silicon Valley, ormai si trova un robot al posto dell’uomo. Ma la sfida della maggior incertezza vissuta negli ultimi 50 anni farà nascere altrettanti lavori ad alto contenuto cognitivo. E chi ha la migliore formazione potrà vedere le migliori opportunità lavorative del cinquantennio". "Siate pionieri, provateci – ha concluso – ma soprattutto metteteci tanto cuore. Perché è quello che fa la differenza”.

Gli spunti emersi sono stati approfonditi in una tavola rotonda dal titolo ‘Dall’impresa  alla formazione’, moderata dal professor Pietrabissa. Si sono confrontati su ricerca dei giovani talenti, collaborazione pubblico-privato, aspettative aziendali per i profili dei candidati e valore della proprietà intellettuale Marco Ruini, Coordinatore del gruppo Giovani Industriali di Assobiomedica; Gaia Corso, Business Developement Scientific Liaison del gruppo Angelini; Luciano Mirarchi, Specialista di supporto europeo di Siemens; Pier Paolo Caruso, membro del CdA di Datalogic.
 
Il Job Day è stata anche l’occasione per facilitare la comunicazione tra neolaureati e industrie: incontri dedicati tra responsabili di oltre 30 aziende nazionali e multinazionali e universitari si sono tenuti durante tutto il pomeriggio, con lo scopo di fornire agli studenti indicazioni utili sui profili e le competenze, anche diffuse, richieste dalle imprese del loro settore; da parte loro, le realtà aziendali hanno approfondito la conoscenza di potenziali talenti che hanno da poco completato o stanno completando gli studi presso l’UCBM, per seguirli nella fase finale del percorso universitario e poterli inserire fin dai mesi successivi alla laurea nel loro ambito lavorativo.