Giulia, tesi in Uganda per ridurre la mortalità infantile

Giulia ripensa al mese trascorso in Africa: “Recandomi come volontaria nelle scuole e negli orfanotrofi attorno al villaggio, chiedevo ai bambini cosa volessero fare da grandi. Uno di loro mi ha risposto: «Il medico!». È stato questo il momento più bello”.

Un progetto di ricerca tra le corsie dell’Ambrosoli Memorial Hospital di Kalongo

18 febbraio 2016 - Un mese in Uganda per studiare una valida alternativa alle incubatrici. Questa l’esperienza di tesi di Giulia Spina, laureata in Medicina e Chirurgia presso l’Università Campus Bio-Medico di Roma lo scorso mese di luglio. Il suo progetto di ricerca in neonatologia, condiviso in Africa con la collega e amica Costanza Cutrona e sostenuto all'UCBM dal prof. Pietro Ferrara, relatore della tesi, dalla dott.ssa Laura Andrissi, dal prof. Massimo Ciccozzi e dalla dott.ssa Francesca Farchi, è ora in fase di pubblicazione, avendo fornito risultati di notevole interesse. “Durante la nostra permanenza in Africa – spiega Giulia – abbiamo sperimentato i benefici di una procedura che consiste nel mettere a contatto con la madre il bimbo appena nato, e che la letteratura scientifica aveva già dimostrato essere equivalente se non addirittura più efficace delle incubatrici”.

Il migliore legame infantile creato tra madre e figlio dallo skin to skin contact, questo il nome della procedura, stimola infatti l’allattamento e quindi la crescita del bambino. Un aspetto utile anche in Italia, dove sono comunque disponibili mezzi progrediti, che si è rivelato fondamentale in un contesto rurale come quello africano. Anche perché i benefici più rilevanti per i neonati riguardano il mantenimento della temperatura corporea e la conseguente riduzione dell’ipotermia e dell’ipoglicemia neonatali, complicanze facilmente gestibili in paesi avanzati, ma completamente fuori controllo altrove. È in questo secondo caso quindi che lo studio di Giulia e Costanza può risultare di vitale importanza per ridurre addirittura la mortalità infantile.

L’esperienza formativa della giovane – che, sempre attraverso il prof. Giovanni Mottini dell’UCBM, si era già recata in Africa, in Kenya, nel 2011 - non si è tuttavia limitata al progetto di ricerca per la tesi di laurea: “Dove c’è poca forza lavoro – spiega - vieni per forza valorizzato. Per questo ho fatto tanta pratica e sono cresciuta moltissimo. La cosa più bella poi è stata poter lasciare qualcosa di importante all’ospedale, insegnando da zero a tutto il personale della sala di ostetricia l’intera procedura, a partire dai valori da tenere monitorati”. E aggiunge, illuminandosi in volto: “Tra due anni, da specializzanda, potrò essere ancora più utile”.

Nel frattempo, sempre assieme a Costanza, organizza raccolte fondi a favore dell’Ambrosoli Memorial Hospital, fondato da padre Giuseppe Ambrosoli e finanziato dalla Fondazione Ambrosoli.