Storia di Adriana, neo-laureata all’Università Campus Bio-Medico di Roma che ha gestito con successo il parto di una giovanissima migrante al largo di Trapani

7 agosto 2016 - Passione, competenze e cuore: ingredienti decisivi per ogni medico. Specie se vieni chiamato a far sì che una giovane migrante, appena raccolta al largo delle coste trapanesi, e la bimba che ha appena partorito sull’immenso ponte di una nave militare irlandese, nel bel mezzo del Canale di Sicilia, possano raggiungere sane e salve la terraferma. È la vicenda di Adriana Gianno, 26 anni, fino a un anno fa studentessa in Medicina e Chirurgia presso l’Università Campus Bio-Medico di Roma. Dallo scorso 15 giugno, Adriana è nel servizio di Continuità Assistenziale dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Trapani, presso l’isola di Marettimo. Zona quotidianamente interessata dallo sbarco d’immigrati in fuga da guerre, violenza e povertà.

Tra i fuggitivi, qualche settimana fa, una 23enne in stato di gravidanza avanzata ha incrociato strada e destino con Adriana, che racconta:

La Capitaneria di Porto ha contattato il presidio alle ore 20.00 circa: bisognava assistere una donna che aveva appena partorito su una nave militare. Sono accorsa subito, con me anche un’ostetrica residente sull’isola, che si è offerta come volontaria per aiutarmi. La Guardia Costiera ci ha portato in gommone fino alla nave. Salite a bordo, abbiamo raggiunto il ponte, i migranti erano tutti lì. Anche la giovane neo-mamma. Il parto, fortunatamente, si era svolto nella massima naturalezza, stavano bene sia lei che la bimba”.

Rapidamente, il giovane medico prende in mano la situazione e, insieme all’ostetrica, effettua tutti gli interventi di monitoraggio necessari per evitare possibili complicanze. Quindi, predispone il rientro assistito in gommone verso la costa.

 

Una situazione potenzialmente complessa anche per sanitari esperti, che non sembra però aver turbato più di tanto la neo-dottoressa. “Grazie all’ottima collaborazione con Capitaneria e 118 – dice Adriana – siamo sbarcate senza problemi a Marettimo e abbiamo predisposto il necessario per il trasferimento delle due pazienti all’Ospedale Sant’Antonio Abate di Trapani”. Sono da poco passate le 23.30, l’intervento si è concluso felicemente. Per lei, però, quello non è stato un turno come gli altri. “Ho vissuto un’esperienza senza eguali, un dono della professione medica, soprattutto dal punto di vista umano. Vedere tanta gente in quelle condizioni precarie, smarrita e contemporaneamente piena di speranza, non può lasciare indifferenti. Ognuno con la sua storia e con una forza d’animo neppure lontanamente immaginabile”.

L’abilità di Adriana è frutto della ‘scuola’ del Campus Bio-Medico. Lo conferma lei stessa: “Una delle esperienze per me più importanti è stata la frequenza del reparto di Medicina Interna con il Prof. Costantino, sicuramente un grande maestro di professionalità, oltre che un esemplare modello nella relazione medico-paziente”. La missione di Adriana è racchiusa tutta in una frase che, ci tiene a dire, non è sua, ma ha saputo far propria: “Ricordiamoci sempre di essere umani”.