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Il kick-off meeting del progetto vincitore della call FET Open Horizon 2020

5 novembre 2020 – Entra nel vivo il progetto SOMA, guidato dalla prof.ssa Loredana Zollo, responsabile dell’Unità di Robotica Avanzata e Tecnologie Centrate sulla Persona (CREO Lab), finanziato dalla UE e vincitore della call FET Open Horizon 2020. Uno studio che affronta diverse sfide nell’ambito delle neuroprotesi di arto superiore, perché mira a sviluppare soluzioni di interfacciamento bidirezionale con il sistema nervoso periferico a bassa invasività per applicazioni protesiche, ponendosi come alternativa agli elettrodi neurali, che invece richiedono di essere impiantati chirurgicamente nei nervi dell’amputato. Cuore del progetto è l’utilizzo delle sonde a ultrasuoni miniaturizzate usate sia per il controllo mioelettrico della protesi che restituire un complesso di sensazioni e punta a dimostrare l'efficacia dell’interfaccia sviluppata su un soggetto amputato.

È avvenuto il 28 ottobre il primo incontro tra UCBM e i sei partner coinvolti nel progetto SOMA: la ricerca vede infatti la collaborazione di una rete internazionale che comprende il Fraunhofer-Institut für Biomedizinische Technik impegnato nello sviluppo delle sonde a ultrasuoni, l’University College of London responsabile dello sviluppo dell'elettronica miniaturizzata, l’Imperial College London coinvolto per lo studio del controllo mioelettrico della protesi, l’Università degli Studi di Napoli Federico II, per la verifica sperimentale delle interfacce a ultrasuoni su un modello in vitro del muscolo e del sistema somatosensoriale, l’Universidad Autonoma de Barcelona, per lo studio sul modello animale e Össur, azienda leader mondiale nella produzione di protesi.

UCBM è responsabile dello sviluppo della protesi sensorizzata e delle tecniche di codifica delle sensazioni somatiche e di stimolazione attraverso le sonde a ultrasuoni, nonché dell’integrazione e validazione del sistema protesico SOMA, confrontandolo con tecniche di stimolazione allo stato dell’arte sia transcutanee che neurali. L’Unità di Robotica, in collaborazione con le Unità cliniche di Neurologia, Ortopedia e Medicina fisica e riabilitativa, coordinerà quindi la sperimentazione finale su uomo.

L’appuntamento virtuale ha definito le prime azioni da intraprendere per raggiungere gli ambiziosi obiettivi del progetto: le protesi saranno in gradi di sentire e trasmettere all’amputato la sensibilità tattile, termica e perfino il dolore. Per permettere di avere tale controllo sensoriale e motorio delle protesi degli arti superiori, i ricercatori prevedono di sviluppare un modello in vitro di muscolo e di pelle dotato di terminazioni nervose. Sarà lo studio dei rapporti spazio-temporali tra gli stimoli cutanei e i segnali neurali ad aiutare gli scienziati ad applicare la stimolazione a ultrasuoni al sistema nervoso periferico. A tale scopo il progetto si avvale della più avanzata tecnologia ingegneristica nel campo dei tessuti e della modellizzazione computazionale, integrata sinergicamente con le tecnologie, hardware e software, più avanzate nell’ambito delle neuroprotesi e dei dispositivi impiantabili.