Il progetto di ricerca del dottorando UCBM realizzato grazie alla borsa di studio messa a disposizione da Acea

5 febbraio 2021 La sindrome dell’intestino irritabile (IBS) è un disturbo funzionale che interessa circa il 20% della popolazione generale con un impatto fortemente negativo sulla qualità di vita. Dieta e abitudini quotidiane possono contribuire a sviluppare questo disturbo? Sì, regime alimentare e stile di vita sono effettivamente coinvolti nell’alterazione della composizione del microbiota nei pazienti affetti da IBS. Scoprire in che modo tutto questo avviene è l’obiettivo del percorso di dottorato del dott. Giovanni De Carlo, gastroenterologo, dottorando dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, vincitore della borsa di studio finanziata da Acea.

Il microbiota intestinale

Il microbiota intestinale è l'insieme di batteri ma anche di funghi, virus e protozoi residenti nel tubo digerente dell'uomo fin dalla nascita e svolge un ruolo fondamentale sia nello stato di buona salute sia in quello di molte malattie. Le patologie maggiormente chiamate in causa sono molteplici come le malattie infiammatorie e funzionali dell'apparato digerente, le patologie autoimmuni (come l'artrite reumatoide), l'obesità e la sindrome metabolica, le patologie neurologiche che coinvolgono il sistema immunitario ma anche alcune malattie oncologiche, per le quali la risposta ai farmaci immunoterapici può esssere modulata dal microbiota.

Lo squilibrio del microbiota è riconosciuto come disbiosi e genera una condizione definita  "Leaky Gut Syndrome" (sindrome da alterata permeabilità intestinale) in cui si ha la perdita delle capacità difensive della barriera mucosale intestinale che normalmente ostacola il passaggio transepiteliale di tossine, antigeni di varia natura e patogeni che transitano nel lume intestinale. La disbiosi può essere causata da fattori ambientali: uno stile di vita scorretto e da una dieta ricca di grassi e comprendente junk food oppure a seguito di terapie con antibiotici o di infezioni gastrointestinali.

Finora non sono state condotte ricerche idonee a stabilire quanto determinati fattori ambientali siano effettivamente associati alla disbiosi intestinale e alla conseguente alterazione della permeabilità intestinale. Gli studi sulla permeabilità infatti sono ancora discordanti, anche perché spesso il suo stato viene misurato con tecniche indirette che non permettono di ottenere una corretta quantificazione del problema. Esiste invece una metodica innovativa, al centro dello studio del dott. Giovanni De Carlo, che consente di analizzare ex-vivo su biopsie del colon la permeabilità della barriera mucosale, misurandone la resistenza transepiteliale e l’effettivo passaggio di molecole attraverso essa. Anche la disbiosi intestinale nella sindrome dell’intestino irritabile viene spesso misurata con tecniche indirette, come il test del respiro al lattulosio, quando è invece possibile analizzare la composizione microbica direttamente su campione con tecniche di sequenziamento genomico di nuova generazione (NGS). Ed è proprio da queste tecniche che si svilupperà il progetto del dottorando UCBM, coadiuvato da Michele Cicala, professore ordinario di Gastroenterologia, e da Michele Guarino, professore associato di Gastroenterologia.