Ne ha parlato agli studenti Corrado Cancedda della Botswana University. Martedì 16 il prossimo seminario sulla cooperazione internazionale.

9 novembre 2021 - Si è svolto nell’ambito del corso interfacoltà di cooperazione universitaria allo sviluppo rivolto agli studenti e dipendenti UCBM il seminario "Global Health: la sfida planetaria ai tempi della pandemia da Coronavirus". A parlarne il dott. Corrado Cancedda, Direttore della Botswana University of Pennsylvania Partnership e Strategic Advisor for Academic Partnerships presso il Center for Global Health della Perelman School of Medicine.

Un ospite con oltre 15 anni di esperienza come clinico, educatore, ricercatore e studioso in Rwanda, Sierra Leone, Liberia e Lesotho che ha sottolineato che la sfida per la salute delle popolazioni nel contesto globale deve partire dall'analisi dei bisogni reali della popolazione e dallo studio di tutti gli aspetti che determinano lo stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, non solamente inteso come assenza di malattia. In questo senso, ha spiegato Cancedda, la pandemia da Covid-19 ha fatto emergere le problematiche correlate all'ecosistema della Global Health, influenzando tutti gli obiettivi dell'Agenda ONU 2030 per lo Sviluppo Sostenibile. Parlare di un sistema sanitario globale non può quindi prescindere dai temi che ogni singolo sistema sanitario nazionale pone, in termini di diritti e servizi offerti al cittadino. Una questione che lega la gestione della salute pubblica con i temi politici e di equità sociale, rilevando come "i Paesi che hanno registrato un elevato numero di morti da Covid-19 siano anche i Paesi con una maggiore polarizzazione politica e un'elevata diversificazione sociale", ha spiegato Cancedda.

Per questo, il post-pandemia richiede uno sforzo collettivo che coinvolge tutti i livelli e gli attori responsabili del funzionamento del sistema globale. Ciò prevede delle implicazioni pratiche, quali il devolvere fondi comuni per la salute e per la ricerca ma anche l'istituzione di collaborazioni fra sistemi nazionali diversi. Per raggiungere questi obiettivi, secondo Giovanni Mottini, docente UCBM di Cooperazione allo sviluppo, "la cultura della solidarietà rappresenta il carburante più efficace e più incisivo per la sostenibilità del miglioramento".

"È importante creare programmi di formazione sostenibile con la progettazione di modelli di partnership replicabili tra istituzioni accademiche locali e straniere. Le università hanno un ruolo assolutamente centrale nella Global Health. Non si possono ottenere risultati senza la loro presenza. Le istituzioni accademiche dei Paesi ricchi hanno un enorme potenziale per poter supportare anche lo sviluppo delle istituzioni dei Paesi più poveri. Occorre porre attenzione al notevole divario tra quello a cui l'università dà valore per la carriera dello studente e quello che realmente è necessario fare nella società", ha sottolineato Cancedda. 

"In questo ambito rientrano le attività di Terza missione delle università che vogliono travasare le competenze e le acquisizioni della ricerca al servizio di chi ne ha più bisogno, con la cosidetta ricerca biomedica socially oriented. Sono campi fondamentali da coltivare per ottenere risultati nello sviluppo umano dello studente. Per questo l'Università Campus Bio-Medico di Roma si impegna a offrire il suo contributo per far nascere una vera e propria scienza della cooperazione universitaria"  ha concluso Giovanni Mottini.

Temi questi che verranno affrontati anche nel prossimo appuntamento del 16 novembre in cui interverrà Roberto Ridolfi, Presidente Link 2007 e già direttore Planet and Prosperity e Ambasciatore dell’Unione europea.