Studio della dottoranda Ghadeer Alhamar sulle nuove strategie di prevenzione

10 maggio 2022 - Uno studio condotto dall'Università Campus Bio-Medico di Roma, in collaborazione con Sapienza Università di Roma, con il Dasman Diabetes Institute, con l'Università del Kuwait e con il Ministero della Salute del Kuwait, ha calcolato un punteggio di rischio clinico per prevedere i casi in cui i pazienti affetti da Covid-19 hanno maggiori probabilità di progredire verso la morte.

SARs-CoV-2, che causa la malattia da coronavirus chiamata Covid-19, si è diffusa a livello globale in brevissimo tempo e ha portato l'OMS a classificarla come una pandemia globale. La velocità e la facilità della sua trasmissione differenziano questo virus dai precedenti coronavirus, e gli esiti sanitari senza precedenti hanno incentivato lo sviluppo di potenziali trattamenti, ma soprattutto di strategie di prevenzione. In quest'ottica, un team internazionale di ricercatori ha definito un punteggio di rischio clinico, ovvero la percentuale di probabilità di morte - in caso di positività al virus SARs-CoV-2 - in relazione ai livelli di glucosio presenti nel sangue. Lo studio è stato pubblicato su Diabetes Metabolism Research and Reviews da un gruppo di ricercatori kuwaitiani e italiani dell'Università Campus Bio-Medico di Roma, della Sapienza Università di Roma, del Dasman Diabetes Institute in Kuwait, dell’Università del Kuwait e del Ministero kuwaitiano della Salute, coordinati dal professor Paolo Pozzilli.

Primo firmatario dello studio è Ghadeer Alhamar, dottoranda kuwaitiana dell'Università Campus Bio-Medico di Roma. "Suggeriamo che questo punteggio di rischio possa aiutare i medici a gestire correttamente i trattamenti e a monitorare attentamente i pazienti che hanno maggiori probabilità di sviluppare sintomi da COVID-19 gravi e pericolosi", spiega  Alhamar. Il risultato ha portato a definire che sesso, nazionalità, asma e livelli di glucosio nel sangue (glicemia superiore a 126 mg/dl) siano fattori che aumentino il punteggio di rischio, ovvero la probabilità di morte. In particolare: la probabilità di morte è stata del 34,4 % più alta nei soggetti che hanno mostrato livelli di glucosio compresi tra 126 mg/dl e 200 mg/dl e 44,3 % nei casi in cui la glicemia misurata era superiore a 200 mg/dl, indipendentemente dallo stato diabetico. Il punteggio di rischio è stato costruito utilizzando i dati di 417 pazienti ricoverati in Kuwait, è stato validato con un secondo gruppo di 923 pazienti della stessa nazionalità e con un terzo gruppo composto da 178 pazienti italiani. "Il confronto tra due popolazioni molto diverse è fondamentale per valutare il rischio reale di sviluppare COVID-19 grave e per costruire un punteggio che possa essere utilizzato a livello internazionale", sottolinea Alhamar, che si occupa principalmente di Diabete di Tipo 1. La raccolta dei dati è iniziata quando la pandemia era al culmine: "Abbiamo lavorato a questa ricerca per più di un anno. Il ruolo degli istituti di ricerca kuwaitiani e delle Università Campus Bio-Medico, Sapienza e Università del Kuwait è stato determinante. Senza una guida e senza la costante collaborazione non saremmo stati in grado di sviluppare questo punteggio di rischio e quindi di pubblicare il nostro lavoro. Sono grata a tutte le persone che hanno reso possibile questa ricerca", conclude Alhamar.