UCBM con Sant'Anna e Politecnico raccoglie le sfide della bioingegneria

Università Campus Bio-Medico di Roma, Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e Politecnico di Milano: insieme per il prolungamento della vita attiva

13 aprile 2017 - “In Italia, secondo Paese al mondo per longevità, l'invecchiamento non è caratterizzato da una vita in salute, tanto che l’80% dei cittadini diversamente abili ha più di 65 anni”. È questo il dato da cui parte l’intera riflessione tenuta dal Prorettore alla Ricerca e Ordinario di Bioingegneria UCBM, Eugenio Guglielmelli, all’interno del convegno organizzato nella sede Inail di Roma. “Numeri che aprono scenari nuovi con cui la scienza deve misurarsi, se guardiamo anche ai dati degli infortuni sul lavoro che in generale diminuiscono mentre aumentano solo per i lavoratori over 55”.

L’occasione è la presentazione ufficiale della pubblicazione ‘La bioingegneria per il benessere e l’invecchiamento attivo’, promossa dalla Rivista degli infortuni delle malattie professionali di INAIL. Il testo, a cura di Eugenio Guglielmelli, Maria Chiara Carrozza, Deputato, Ordinario di Bioingegneria alla Scuola Superiore Sant’Anna, Presidente del Gruppo Nazionale di Bioingegneria, e Riccardo Pietrabissa, Ordinario al Politecnico di Milano, prende le mosse dagli atti della scuola annuale di dottorato del Gruppo Nazionale di Bioingegneria, organizzata proprio dalle tre istituzioni nello scorso settembre.

Il ruolo sociale degli ingegneri biomedici

Un lavoro di squadra, che va nella direzione di una formazione concreta per i bioingegneri, “figure sempre più accreditate negli ospedali e caratterizzate da uno spiccato intento sociale” come sottolinea Maria Chiara Carrozza, e che ha l’obiettivo di sensibilizzare le classi dirigenti sul tema ormai pressante delle implicazioni socio-economiche dell’invecchiamento della popolazione e delle possibili azioni da intraprendere per ridurre le conseguenze negative sulla qualità della vita in Italia. Non a caso, all'evento voluto fortemente da Inail sono intervenuti i suoi vertici con il Presidente Massimo De Felice e il Direttore Generale Giuseppe Lucibello nonché il Presidente dell'Istituto Superiore di Sanità Walter Ricciardi e il Direttore generale della ricerca e innovazione in sanità del Ministero della Salute Giovanni Leonardi. A moderare il dibattito a cui ha partecipato anche il Sovrintendente sanitario centrale Inail, Angela Goggiamani, il direttore della Rivista Luigi La Peccerella che ha espresso pieno sostegno all'iniziativa portata avanti dal gruppo di studiosi. 

"Nello specifico – prosegue Guglielmelli, l’Italia è il 19° Paese per longevità in buona salute, nonché il 30° per soddisfazione di vita degli abitanti. Senza contare che nel 2015 l’indice di mortalità è tornato ad aumentare dopo 66 anni. Tutto ciò in un contesto europeo in cui entro il 2020 il 25% della popolazione avrà più di 65 anni e gli ultra ottantenni aumenteranno del 40% nei dieci anni successivi.”. Di qui, la necessità di nuove tecnologie che monitorino l’evoluzione dello stato di salute della persona e permettano di contrastare il decadimento fisio-patologico con la possibilità di terapie personalizzate.

Soluzioni di welfare e sviluppo industriale

“Temi su cui i ricercatori di bioingegneria italiani sono all’avanguardia, contando il numero più alto di brevetti e di aziende spin-off rispetto agli altri settori”, commenta il docente Pietrabissa mentre, allo stesso tempo, mette in guardia sullo stato dello sviluppo imprenditoriale del biomedicale nel nostro Paese. Rispetto all’eccellenza della ricerca, il bilancio non è dunque positivo se si pensa che, nel settore, l’Italia è al decimo posto per le esportazioni e all’ottavo come importatore.

D’altro canto, la pubblicazione scientifica raccoglie proprio i più importanti progetti di ricerca promossi da università italiane, spesso in rete tra loro e con atenei stranieri: al centro vi è sicuramente la robotica indossabile con esempi come quello di Aide, progetto europeo per la realizzazione di una piattaforma per la riabilitazione dell’arto superiore che sarà a breve sperimentata su pazienti presso il nostro Centro per la Salute dell’Anziano (CESA) o nel campo della Soft Robotics, in cui, a partire dal ‘modello polpo’, la scienziata Cecilia Laschi ha realizzato un braccio con funzione di ausilio sotto la doccia per gli anziani. Non mancano le spin-off come I-can Robotics, sfida lanciata dagli ingegneri UCBM con un dispositivo biomedicale per la riabilitazione post-ictus, e neanche le collaborazioni con istituzioni: tra queste, il progetto PPR2, che vede la sinergia tra il Centro Protesi INAIL di Vigorso di Budrio e l’Università Campus Bio-Medico di Roma nella realizzazione di protesi di arto superiore dotate di un innovativo sistema di controllo.

Ad emergere è la ricchezza del panorama italiano, ma soprattutto una figura centrale che “non è più l’ingegnere che ascolta il medico e gli progetta lo strumento con cui fare diagnosi o curare”. Piuttosto “un medico e un ingegnere che insieme anticipano tecnologia per ridurre il rischio di ammalarsi o per vivere meglio e rimanere il più possibile indipendenti e ben inseriti nel contesto sociale e lavorativo quando si è ammalati” (La bioingegneria per il benessere e l’invecchiamento attivo, Pàtron editore, Bologna 2016).