Con Oxford un orologio per la diagnosi del Parkinson

Il dispositivo, già brevettato, permetterà in pochi secondi di rilevare la causa del tremore

5 giugno 2017 - Un orologio da polso che, in pochi secondi, consenta la diagnosi di Parkinson. Il dispositivo, già brevettato, costerà poche decine di euro ed è stato messo a punto da un giovane neurologo UCBM, nell’ambito di una collaborazione tra l'Unità di ricerca e il Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Oxford. Presto a disposizione dei neurologi e degli ambulatori dei medici di famiglia, il test dura appena 10 secondi e permette di rilevare se il paziente è affetto da malattia di Parkinson o se il tremolio delle sue mani è diagnosticabile come tremore essenziale, patologia che al contrario non presenta un’evoluzione progressiva e che richiede un diverso trattamento.

I risultati relativi all’applicazione dello strumento, altamente innovativo, sono stati da poco pubblicati sulla rivista Brain e presentati al congresso internazionale su Parkinson e disturbi del movimento in corso a Vancouver, dove il primo autore della ricerca e co-titolare del brevetto, il neurologo UCBM Lazzaro Di Biase, è stato insignito del premio 'giovani ricercatori'. Ha spiegato lo specialista: “Da molti anni i neurologi tentavano di arrivare a ciò che abbiamo scoperto: un indice diagnostico non invasivo della malattia di Parkinson con un’accuratezza vicina al 92 per cento”. Il dato degli studi effettuati, in effetti, è di gran lunga migliore rispetto all’80 per cento raggiunto dalla diagnosi clinica, come pure in confronto ai risultati della SPECT cerebrale, esame diagnostico che utilizza peraltro raggi dannosi per la salute, oltre ad essere presente in pochi centri ospedalieri e con liste d’attesa lunghe e costi elevati.

Il ‘segreto’ dello speciale orologio - che ha ricevuto anche il riconoscimento dell'Accademia Italiana Malattia di Parkinson e Disordini del Movimento come miglior comunicazione orale e il premio Giovani Ricercatori della Società Italiana di Neurofisiologia - sta nel particolare algoritmo brevettato dagli scienziati e capace di predire in modo automatico la diagnosi del paziente, partendo dall’analisi del tremore. Attualmente infatti, sottolinea il ricercatore, "l’errore diagnostico è pari a circa il 40 per cento nei casi di tremore essenziale e al 20 per cento nel Parkinson". Percentuali che salgono per i neurologi non esperti. Una delle forze del progetto sta inoltre nella vastità e varietà del campione analizzato, entrambe possibili grazie al coinvolgimento dei massimi esperti mondiali di tremore, che hanno fornito i dati dei loro pazienti per testare e validare l'algoritmo.

Per il futuro, i ricercatori puntano ora a raggiungere un indice di accuratezza del 99 per cento: “I risultati ottenuti con il nostro strumento – afferma il suo inventore – andranno testati sui dati di pazienti di cui sono disponibili anche gli esiti delle autopsie cerebrali, perché la diagnosi di certezza sul Parkinson ad oggi è possibile solo verificando la riduzione delle cellule che producono dopamina nella sostanza nera del mesencefalo”. Intanto, il sistema permetterà anche di evitare ritardi nella diagnosi, attualmente molto frequenti.

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