Giornata mondiale dell'ictus, la ricerca UCBM

Già in uso i robot per la riabilitazione dell’arto superiore

29 ottobre 2017 – Una malattia che solo in Italia colpisce 200mila persone l’anno, con l’80 per cento di nuovi casi e il 20 per cento di recidive. Circa un terzo dei sopravvissuti convive con un handicap e dipende dai propri familiari. C'è chi invece non sopravvive: ogni anno l’ictus uccide infatti 6 milioni di individui nel mondo, 650mila in Europa e oltre 70mila in Italia (fonte: ISS).

Ma la ricerca sta facendo passi in avanti offrendo speranze di recupero anche grazie alla nuova frontiera della stimolazione cerebrale, mentre robot per la riabilitazione dell’arto superiore promettono a breve di portare la terapia fuori dagli ospedali e dalle cliniche, sempre più vicino al paziente. Novità a cui stanno lavorando i ricercatori dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, ad esempio attraverso la realizzazione di Icone, il robot che permette di recuperare le funzioni motorie compromesse da un ictus attraverso un gioco interattivo.

Ma la tecnologia robotica è anche già al centro dell’attività clinica UBCM. “Presso il nostro Policlinico Universitario – spiega la professoressa Silvia Sterzi, Responsabile dell’Unità Operativa di Medicina Fisica e Riabilitativa del Policlinico UCBM – disponiamo di robot riabilitativi per il trattamento dell'arto superiore in ogni suo distretto: mano, polso, gomito e spalla. Questi dispositivi permettono mobilizzazioni passive, attive e attivo-assistite, l'action observation therapy, l'utilizzo di feedback sensoriali. Possiamo inoltre registrare ogni seduta con un report e monitorizzare il paziente nel tempo. Sono pertanto robot sia valutativi che riabilitativi. È possibile, infine, associare al trattamento mediante robot la stimolazione cerebrale non invasiva". E i progressi che mostrano i grafici elaborati dai robot sono sorprendenti.

Stimolazione del nervo vago ed elettroceutica: due nuove speranze dalla ricerca dell’Università Campus Bio-Medico di Roma

Tra le nuove frontiere rientrano le sperimentazioni dei ricercatori UCBM basate sull'Elettroceutica, con numerose applicazioni tra cui la stimolazione del nervo vago. “Si tratta di un approccio – sottolinea il professor Vincenzo Di Lazzaro, Ordinario di Neurologia dell’Università Campus Bio-Medico di Roma – che prevede l’utilizzo di campi elettrici e magnetici al posto dei farmaci. Attraverso la stimolazione magnetica ed elettrica cerebrale non invasiva è possibile modulare l’attività delle cellule del cervello in modo da produrre fenomeni di plasticità che favoriscono il recupero funzionale”. Tra le novità più importanti e promettenti vi è la stimolazione del nervo vago. “Già utilizzata con successo per combattere il dolore e l’epilessia, la stimolazione del nervo vago sembra essere efficace anche nei pazienti colpiti da ictus”, aggiunge Di Lazzaro, che spiega: “Modulando l’eccitabilità cerebrale è come se stessimo ‘hackerando’ il cervello e rimodulando i circuiti cerebrali danneggiati dall’ictus”.

Un nuovo tipo di stimolazione che, contrariamente alla sua applicazione nei casi di epilessia, non comporta procedure invasive d’installazione di pacemaker nell’organismo, ma si limita a inviare impulsi elettrici a bassa intensità a livello del padiglione auricolare.