Ricercatori UCBM e ISM-CNR propongono la microscopia Raman per migliorare la diagnosi

3 gennaio 2017 – È una diagnostica di ultima generazione quella proposta dai ricercatori di Anatomia Patologica dell’Università Campus Bio-Medico di Roma insieme a studiosi dell’Ism-Cnr, al fine di distinguere più efficacemente le neoplasie tiroidee benigne da quelle maligne.

Al centro dello studio pubblicato di recente su Scientific Reports c’è una tecnica combinata di microscopia e spettroscopia chiamata Raman attraverso la quale è stato possibile “distinguere meglio e classificare i tessuti sani da quelli neoplastici e a discriminare le neoplasie follicolari tra forma maligna (carcinoma) e benigna (adenoma), con un’accuratezza diagnostica di circa il 90%”, ha detto Julietta V. Rau, ricercatrice dell’Ism-Cnr e prima autrice dello studio.

La conclusione di questo primo studio è un importante passo verso l'aumento dell'affidabilità della diagnosi delle lesioni follicolari della tiroide, grazie alla spettroscopia Raman accoppiata a indagini istopatologiche. “In futuro confidiamo di poter traslare al paziente questa tecnica nella fase pre-chirurgica, al momento della valutazione per la scelta del trattamento, in modo da dare l’indicazione terapeutica più appropriata”, aggiunge Anna Crescenzi, direttore dell’Unità operativa complessa di Anatomia patologica dell'Università Campus Bio-Medico di Roma e principal investigator della ricerca.

Attualmente, infatti, per decidere se un paziente con nodulo tiroideo necessiti di intervento chirurgico o possa essere seguito clinicamente, si utilizzano ecografia e agoaspirato, due strumenti diagnostici che nelle lesioni follicolari non sono discriminanti. “Questa situazione si verifica in circa il 20% dei noduli sottoposti ad agoaspirato. Pertanto, questi pazienti ricevono un intervento chirurgico a scopo 'diagnostico', che in più della metà dei casi poteva essere evitato”, ha concluso la docente e ricercatrice UCBM.

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