Allestimento del Job day 2018 in Aula Magna

Idee e suggerimenti per diventare protagonisti nel mondo del lavoro: l'evento con oltre 30 aziende

23 marzo 2018 - Essere protagonisti del proprio percorso professionale sin dagli anni dell’università, fondendo una solida formazione con la consapevolezza di vivere in un mercato del lavoro globale in cui un ruolo sempre più centrale sarà occupato dalle soft skills e dagli aspetti relazionali. È stata una giornata ricca di stimoli e occasioni di confronto quella del Job Day UCBM 2018 “Università, lavoro e servizio alla società” nella quale gli ospiti intervenuti, introdotti dai saluti del Rettore Raffaele Calabrò, hanno tracciato il quadro di un mondo del lavoro in rapida evoluzione nel quale è permesso sognare, anzi è necessario farlo per reinventare la realtà a partire da punti di vista originali.

Come hanno fatto Adriana Santanocito ed Enrica Arena fondando Orange Fiber, l’azienda di Catania che produce un morbido filato simile alla seta partendo dalle bucce d’arancia. Un intervento pieno di passione quella di Adriana che, partita dai suoi studi in design e moda, ha guardato in modo diverso a uno dei patrimoni della Sicilia: le arance. La sua visione è approdata nei laboratori del Politecnico di Milano ed è stata poi sostenuta da imprenditori e premi internazionali fino alla realizzazione della prima collezione di moda con il prestigioso marchio di Salvatore Ferragamo. La storia di Orange Fiber, che oggi dà lavoro a figure professionali diverse e ha registrato il suo brevetto presso i paesi che producono le maggiori quantità di succhi di arancia al mondo, racconta a suo modo “il tempo dei nuovi eroi”, il libro di Oscar Di Montigny, direttore Marketing e Comunicazione di Banca Mediolanum, che agli studenti ha raccomandato di far crescere la propria vocazione: “I Millennials sono destinati a non legarsi a un lavoro per la vita, ma ad affrontare sfide occupazionali numerose e diverse fra loro – ha spiegato Di Montigny - Diventa fondamentale costruirsi una predisposizione intellettuale e una versatilità attitudinale che consentano di passare da un lavoro a un altro, in modo fluido. Educarsi e innovarsi sempre, conoscere le nuove tecnologie e i nuovi linguaggi, ma soprattutto, prepararsi ad essere protagonisti ogni giorno, per fare davvero la differenza in un mondo che lo richiede".

La fase di grande trasformazione di settori come dell’industria, la sanità e il settore biomedico pone sfide cruciali come quella di un più efficiente trasferimento tecnologico. Il rapporto tra Università, centri di ricerca e imprese è stato uno dei temi affrontati da relatori come Massimiliano Boggetti, presidente di Assobiomedica e Roberto Battiston, presidente di Agenzia Spaziale italiana, presentati dalla professoressa Simonetta Filippi, docente di Fisica e Prorettore alla Formazione universitaria dell’Università Campus Bio-Medico di Roma.

“Il trasferimento tecnologico come connessione tra formazione, ricerca e innovazione è il motore sul quale innestare la creatività, l’entusiasmo e la preparazione professionale degli studenti e la sua efficienza rappresenta un obiettivo primario per tutti gli atenei. L’Università Campus Bio-Medico vuole fare da propellente perché tutto ciò si realizzi e possa così generare lavoro qualificato in una società che guarda avanti.”, ha detto Filippi.

Sugli stessi temi si è soffermato il presidente di Assobiomedica Boggetti: “Per rendere possibile l’evoluzione della medicina del futuro anche in Italia dobbiamo creare un ecosistema che valorizzi i rapporti tra mondo accademico e industriale, in modo da favorire la nascita di nuove tecnologie e il conseguente trasferimento tecnologico", ha affermato Boggetti. “È oggi fondamentale – prosegue il presidente di Assobiomedica – puntare sulla collaborazione costante dell’industria con i centri di ricerca, le università, i cluster tecnologici e le start-up che popolano il nostro territorio”.

Anticipato da un videosaluto dell’astronauta Paolo Nespoli, il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, Roberto Battiston, ha infine sottolineato che “la new space economy è un’opportunità formidabile di crescita della società e dell’economia italiana. Per coglierla però bisogna mettere a sistema le nostre competenze scientifiche, tecnologiche e industriali. Si tratta di una precondizione affinché il nostro sistema continui ad essere non solo competitivo come oggi, ma in grado di determinare i trend di sviluppo del settore aerospaziale. L’Italia ha infatti un problema strutturale di comunicazione tra il mondo della ricerca, quello dell’industria e quello delle applicazioni”.

Nella tavola rotonda si sono susseguiti gli interventi di Giorgio Vittadini, professore all’Università Bicocca di Milano, Gian Andrea Fanella, ex studente Ucbm e oggi Marketing Manager di GreenVulcanoTechnologies e Alessandro Ghielmi, Manager in Ricerca e Sviluppo di Solvay. Nel pomeriggio spazio agli incontri con le oltre trenta aziende presenti (Ernst&Young, Masmec, Das Italy, Lutech, Eon, Aidic, Gst Engeneering, Aetos, Salini Impregilo, Ibm, Technip Fmp, Cargill, Castelli, Abbott, Pedevilla, Ds Medica, Gruppo Innova, Dicofarm, Papa Dolceamaro, Gruppo Serenissima, Findus, Gruppo Maurizi, Fosan, Elekta, Tema sinergie, General Electric, Canon, Samsung, Tecnologie Avanzate, Gruppo Lavoropiù) che hanno raccolto i curricula degli studenti e risposto alle loro domande.

>> Guarda la foto gallery