Alla tavola rotonda moderata da Marco Franzelli sono intervenuti numerosi sportivi con la presenza speciale di Pippo Baudo

9 maggio 2018 - Sognare come i giovani sanno fare. È stato questo il fil rouge che ha legato le diverse esperienze degli sportivi presenti alla tavola rotonda della Settimana Sport e Cultura sul tema “Non mollare mai”.

Non ha di certo mollato Arjola Dedaj, medaglia d’oro nel salto in lungo al mondiale di Londra 2017, che ha raccontato di aver attraversato il mare su un gommone per raggiungere l’Italia, lasciando l’Albania dove “la disabilità era un tabu” e i ciechi, come lei,  “venivano emarginati e si sentivano inutili nella società”. Oggi è una sportiva felice, che parla “di sport a 360 gradi, indipendentemente dall’essere disabili o meno”.

Con lei il fidanzato Emanuele Di Marino - li chiamano ‘la coppia dei sogni’, non a caso - velocista dell’atletica leggera e bronzo a Londra 2012 nonostante un piede torto congenito. “Purtroppo ho impiegato tempo nell’accettare la mia disabilità che oggi per me non è una malattia ma una caratteristica”, ha detto. “Fino alla mia maggior età avevo vergogna, le gambe sono diverse, la sinistra è più piccola… In questo lo sport mi ha aiutato non molto, di più: le gare si fanno con i pantaloni corti, quindi...”.

Anche Domitilla Picozzi, classe ’98, non è stata da meno con il suo esordio nella pallanuoto in una squadra mista in cui “provare a rubare la palla o a competere con un maschietto è stato davvero un grande stimolo”. La giovane, al tavolo moderato dal giornalista Marco Franzelli, ha spiegato: “In quel momento inizi a dire ‘perché non provare a fare un passo in più?’. All’inizio è un sogno, col tempo quel sogno diventa un obiettivo e alla fine ti batti per cercare di raggiungerlo”. Domitilla è una studentessa di Medicina e agli studenti UCBM ha ricordato come “lo sport aiuti lo studio perché costringe ad avere molto rigore, a fare i sacrifici, e poi, quando ti trovi di fronte a un professore l’attitudine alle competizioni ti aiuta a essere più tranquillo”.

Parlano di una tenacia tipicamente sportiva anche le storie di Fabrizio Donato, record italiano nei 17 metri e 73 in salto triplo, capitano della nazionale di atletica leggera che a 42 anni si allena per le Olimpiadi di Tokyo, o di Enrico Chieffi, velista italiano, tattico del Moro di Venezia nella storica America’s cup del 1992.

È stato Marco Amelia invece a rievocare un’altra tappa epocale per lo sport italiano, i mondiali del 2006 giunti dopo gli scandali di Calciopoli:  “La nostra vittoria del mondiale nasce dal primo giorno di ritiro dopo la fine del campionato. Qualche calciatore di quella nazionale finisce sui giornali: ci sono state situazioni difficili, con gente che a Coverciano veniva, non ad incitarci, ma a insultarci. Nelle camere di Coverciano, nei 15 giorni di preparazione, ci siamo stretti tutti tra noi”. E ancora: “Nello spogliatoio, dopo i rigori del mondiale, stavamo festeggiando. C’era una piscina nell’area docce e Francesco (Totti ndr) mise il lettino dentro l’acqua. Del Piero lo prese in pieno: noi abbiamo riso molto ma lui si fece male. Abbiamo davvero legato tanto come uomini: ancor oggi abbiamo una chat in cui ci scambiamo pensieri e impressioni sul mondo del calcio e non solo”.

Infine, è stato Pippo Baudo, accolto da una standing ovation degli studenti, a parlare di sé, degli inizi della sua carriera e degli splendidi risultati raggiunti. Su come fare a non mollare ha lasciato un consiglio: “Non abbandonare mai la strada intrapresa e continuare a puntare all’eccellenza e alla preparazione”.

>> Galleria fotografica