La visita del Prelato dell’Opus Dei in occasione del 25° anniversario dell’Ateneo

3 ottobre 2018 - “Sono stato molto contento in questo giorno, qui all’Università Campus Bio-Medico, vedendo lo stupendo sviluppo raggiunto in questi 25 anni, con l’ispirazione del Beato Álvaro e l’incoraggiamento del carissimo mons. Javier Echevarría. Prego il Signore, per intercessione di San Josemaría, per tutti i componenti del Campus e le loro famiglie”.

Sono queste le parole a firma del Prelato dell’Opus Dei lasciate in eredità all’Università Campus Bio-Medico di Roma al termine di una visita calorosa e partecipata. È nell’anno in cui UCBM celebra il 25° anniversario e a pochi giorni dalla ripresa delle attività didattiche che un’aula magna gremita ha accolto mons. Fernando Ocáriz, in un incontro aperto a docenti, studenti e tutto il personale.

“Resto sorpreso guardando quanta strada è stata percorsa in così poco tempo, da quando il Beato Álvaro del Portillo, soltanto nel 1988, incoraggiò il progetto di questa opera – ha detto il Prelato – Un’opera frutto della dedizione, dello studio, del lavoro ma anche della fede di migliaia di uomini e donne che operano nell’Università, nel Policlinico e nelle altre iniziative sorte attorno a questi edifici”.

Alla figura di don Álvaro, che ha ispirato la nascita dell’Università Campus Bio-Medico di Roma ha fatto riferimento il Presidente UCBM Felice Barela nel suo saluto iniziale, citando proprio le parole pronunciate durante l’inaugurazione dell’Ateneo, nel 1993, con il richiamo al “servizio”, come “parola chiave” da non dimenticare mai. Uno sguardo ai ricordi che per Barela è “l’occasione di ritornare alle radici ideali di UCBM, di attingere ancora una volta a quelle ispirazioni originarie, in modo che ciascuno di noi possa, nella vita di tutti i giorni attuare e trasmettere i valori che ne hanno motivato la nascita, e che sono sintetizzati nell’espressione: ‘La Scienza per l’uomo’, che racchiude in sé il desiderio di conoscenza, di progresso, di un lavoro ben fatto, e lo spirito di servizio per il bene integrale della persona”.

È infatti sul ruolo dell’università nella società che si è soffermato mons. Ocáriz nel suo discorso. “Avremo sempre bisogno di un luogo dove la conoscenza sia coltivata in modo profondo, per amore alla verità, e trasmessa in modo disinteressato. Abbiamo bisogno di un luogo dove lo studio dei problemi e la ricerca delle soluzioni siano affidati alla competenza e alla professionalità, non alle logiche di parte, agli interessi personali, alla superficialità o alle mode”. È stato il Rettore Raffaele Calabrò, all’inizio dell’incontro, a parlare della formazione a tutto tondo, non solo tecnica e scientifica. “Il nostro desiderio – ha detto –  è di formare delle persone complete che sappiano unire scienza, capacità professionale ma soprattutto umanità. Vogliamo far crescere i nostri ragazzi in libertà, responsabilità ma anche in magnanimità, ovvero la capacità di vedere al di là dei propri orizzonti e di sognare anche oltre le proprie aspettative”.

E ancora il Prelato: “Crediamo che l’università sia un luogo dove la cultura divenga servizio all’uomo e non pretesto di autoaffermazione o esercizio di potere. Un luogo, in sostanza, dove parole come verità e bene comune vadano assieme e continuino a interpellarci sul serio; ove progresso scientifico e progresso umano possano crescere entrambi senza perniciose dissociazioni”.  Si è entrati quindi nel vivo dell’incontro con un dialogo aperto, in un clima familiare, in cui studenti, medici, infermieri e docenti hanno posto interrogativi su temi delicati come la cura degli ammalati, il rapporto con la fine della vita, l’etica nella ricerca e la conciliazione della vita professionale e familiare.

“Desidero, con tutto il cuore, incoraggiare a rinnovare la motivazione di tutti coloro che lavorano nell'Università e nelle strutture sanitarie del Campus. So bene che tutti voi dovete ogni giorno affrontare molteplici difficoltà, proprio perché operate su fronti delicati e importanti. L’ottimismo non va fondato in astratto. (...) Vi incoraggio, invece, a fondarlo sui frutti, piccoli e concreti, che riconoscete nel lavoro quotidiano”, è l’invito finale del Padre a tutta la comunità accademica.

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