Continua e cresce il progetto avviato nel 2017 con Golfini Rossi onlus

9 ottobre 2019 - È un bambino di nome Henry a squarciare il buio della notte africana, a Mvimwa, in Tanzania, dove oltre 30 tra medici, specializzandi e studenti dell’Università stanno lavorando con passione ed entusiasmo nel dispensario del monastero. Dopo ore di travaglio, grazie al team di Ginecologia, il cuore pulsante della missione attorno a cui ruota il progetto di cooperazione universitaria di UCBM e Golfini Rossi onlus si riempie di gioia. È il compleanno di Enrico Davoli, chirurgo del Policlinico Universitario in missione, e il bimbo appena nato prende da lui il nome. “Una benedizione”, raccontano i cooperanti.  “Ieri, il mio gruppo di amici in tutina blu ha fatto nascere un bambino in mezzo alla savana”, scrive commossa una studentessa.

Comincia così il viaggio di formazione degli studenti UCBM che, accompagnati da medici e docenti più esperti, stanno sperimentando in questi giorni la pratica della medicina in un contesto particolarmente povero e disagiato. Il monastero benedettino di Mvimwa e il suo dispensario sono sia la base sia il punto di partenza da cui l’attività sanitaria si estende anche nell’ospedale distrettuale di Namanyere, come nei villaggi circostanti dove i medici si stanno prodigando con attività di prevenzione e screening. Da qui, i casi che necessitano di cure e interventi urgenti sono trasportati nell’ospedale di Namanyere dove il team chirurgico si occupa della correzione di ernie ombelicali e incisionali molto diffuse nella popolazione locale, tiroidectomie parziali, asportazione di lipomi, annessiectomie bilaterali per cisti ovarica, appendicectomia e tagli cesarei sia in elezione che in urgenza.

Ci sono certo difficoltà di comunicazione con i pazienti ma con l’aiuto dei monaci e del personale del posto, gli studenti si dotano presto di una lista delle domande necessarie tradotte in swahili per condurre l’anamnesi. Sono giorni di visite, misurazioni, cure e interventi.

Il lavoro dei team specialistici

L’area neurologica sta conducendo uno screening delle funzioni psicomotorie dei giovani in base allo stato nutrizionale come pure dei neonati appena dopo il parto. Sta assistendo inoltre un grande numero di pazienti pediatrici affetti da epilessia e disordini del movimento e pazienti adulti con patologie del rachide. “Da trattare ci sono anche esiti di infezioni, encefalopatie da alcol e tossici, complicazioni neurologiche dell’AIDS e patologie degenerative come tremori e malattia di Parkinson. È il motivo per cui – spiega il neurologo Massimo Marano – abbiamo iniziato a formare un medico locale per il riconoscimento e il trattamento delle malattie neurologiche”.

Parla di diagnosi anche Nunziata Nusca che sta coordinando tutto il lavoro del team cardiologico in una situazione di grande bisogno dove c’è un unico cardiologo nell’intero distretto. “Molti di questi pazienti non sono mai stati visitati da uno specialista pur avendo problemi cardiologici", spiega la dott.ssa Nusca. "Abbiamo portato con noi un elettrocardiografo e un ecografo, apparecchi qui non disponibili, per la diagnosi e gestione delle patologie cardiologiche”. Il lavoro è tanto e i mezzi a disposizione, soprattutto per gli interventi, non ci sono ancora: “Ci stiamo concentrando in particolare sulla popolazione pediatrica, andando a identificare difetti cardiologici congeniti, associati anche a elevata mortalità. Su 120 pazienti al momento screenati, abbiamo individuato 3 bambini gravemente malati che richiederanno intervento chirurgico o percutaneo”.

In missione in Africa anche Marcella Trombetti, dei Servizi per l’ospitalità e la cura degli ambienti del Policlinico Universitario, che insieme al personale infermieristico locale e all’aiuto di due studentesse di Scienze dell’Alimentazione e della Nutrizione Umana è impegnata nella sistemazione di alcune stanze di degenza del dispensario di Mwimwa, nonché della farmacia e del magazzino. Lavori di pulizia, verniciatura e allestimento con la collaborazione dei due monaci del monastero, sarto e falegname, hanno dato il via all’impostazione di un programma di pulizia quotidiana e periodica, che si spera possa essere il primo passo per l’acquisizione di nuove abitudini e standard.

Un lavoro prezioso, quello che la comunità UCBM sta svolgendo in Tanzania, grazie al progetto avviato da Golfini Rossi onlus, presieduta da Tiziana Bernardi, del CdA dell’Università, che racconta con gioia dei progressi e dei progetti futuri come quello della mobile clinic: “Un ospedale mobile è già pronto in Italia, in attesa di essere spedito in Tanzania per portare assistenza direttamente nei villaggi, superando le grandi quanto spesso fatali distanze tra i pazienti e gli ospedali. Entro novembre il dispensario di Mvimwa sarà completo di una sala parto e travaglio e di una sala operatoria. Stiamo procedendo a passi da gigante con il sostegno delle istituzioni locali: in questi giorni abbiamo ricevuto il saluto del governatore del distretto di Nkasi, Said Mtanda, che ha incontrato gli studenti UCBM. Non solo, abbiamo partecipato ad uno speech pubblico del Presidente della Tanzania che ha ringraziato il nostro Paese per ben due volte”. 

Un’esperienza travolgente, come testimonia Benedetta, studentessa di Medicina: “Ti rendi conto che a primo impatto può sembrare inutile la gocciolina da te posta in mezzo al mare ma in realtà l’entusiasmo è più contagioso di qualsiasi patologia infettiva da noi studiata e spinge anche gli altri a credere nei tuoi progetti, tanto da portarli a lasciar lì la propria gocciolina… e chi lo sa se insieme, da quelle singole goccioline, non riusciamo a creare uno tsunami di vita?”

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