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Le italiane della robotica mondiale alla Settimana della Ricerca

Cecilia Laschi e Barbara Mazzolai hanno parlato ai dottorandi di robot “soffici” e bioispirati

8 luglio 2016 - Sono Cecilia Laschi della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e Barbara Mazzolai dell’Istituto Italiano di Tecnologia le due scienziate italiane inserite dal sito Robohub tra le 25 donne più importanti della robotica mondiale. Hanno tenuto una lezione presso la Scuola di Dottorato UCBM all’interno della Settimana della Ricerca, giovedì 7 luglio.

Cecilia Laschi può essere considerata una delle iniziatrici della soft robotics, la rivoluzione nella robotica che ha permesso di introdurre sistemi morbidi e quindi utilizzabili per nuove funzioni, soprattutto in ambito biomedicale. “Abbiamo iniziato a ripensare il corpo fisico del robot e il modo in cui si costruisce” racconta. Ma come? “Scegliendo come modello il polpo - spiega la studiosa - proprio perché rappresenta l’opposto del robot tradizionale, con una completa assenza di parti rigide”. Studiando questo essere vivente in grado di svolgere funzioni tipicamente richieste a un robot come nuotare, camminare o afferrare, i ricercatori guidati dalla Laschi sono riusciti quindi a realizzare un endoscopio che permette esami più precisi e meno fastidiosi per i pazienti, nonché un braccio per aiutare le persone anziane sotto la doccia.

Non solo la biologia può essere fonte di ispirazione per progettare nuovi robot in campo biomedicale o ambientale: la robotica stessa può offrire una conoscenza più approfondita dell’elemento biologico di partenza. Così Barbara Mazzolai, biologa prestata da lungo tempo all’ingegneria, ha parlato dell’efficace connubio tra le due scienze. “Ad esempio, abbiamo studiato il comportamento delle radici delle piante per creare dei robot che si muovono nel suolo con funzione di monitoraggio ambientale. Successivamente – continua la ricercatrice – abbiamo utilizzato il robot per validare e testare alcune funzioni dell’elemento biologico di partenza. Questo ha permesso di osservare l’efficienza della radice che si muove nel suolo perché cresce dalla punta”. La biologia aveva predetto che le radici crescono per aggiunta di cellule, il robot ha insegnato che questo tipo di crescita è molto più produttivo dal punto di vista energetico. La scienziata lascia intravedere la nuova frontiera della robotica bioispirata: l’idea è che i robot – sistemi meno complessi ma proprio per questo più controllabili – divengano appunto i microscopi del futuro.