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Le nuove frontiere della robotica chirurgica e della medicina traslazionale 

17 maggio 2017 - Robot chirurgici sempre più piccoli e capaci non solo di operare con maggiore precisione, ma anche di predire e prevenire le malattie. Tecnologie e strumenti traslazionali in grado di rilevare e analizzare la risposta individuale ai farmaci. Del presente e del futuro imminente della ricerca scientifica si è parlato nella Giornata della Ricerca 2017 con due esperti mondiali nel campo della robotica e delle sperimentazioni cliniche: Guang-Zhong Yang, direttore e co-fondatore dell’Hamlyn Centre for Robotic Surgery dell’Imperial College di Londra, e Garret A. FitzGerald, docente di Medicina Traslazionale e Farmacologia della Perelman School of Medicine della University of Pennsylvania.

“La robotica chirurgica, in questi 25 anni, si è evoluta da ricerca di nicchia ad area di maggior sviluppo nell’ambito dell’ingegneria medica, tanto che nel 2020 si prevede un investimento nel campo dei robot chirurgici e diagnostici di 17,9 miliardi di dollari, con un tasso annuo di crescita del 13 per cento”, ha spiegato Guang-Zhong Yang, secondo cui “il trend del futuro è quello di robot in scala nanoscopica, specializzati su singole tipologie di intervento e che iniziano a prendere decisioni, magari reagendo ai comandi solo visivi del chirurgo, che però non potrà essere sostituito”.

Lo sguardo al futuro ha caratterizzato anche l’intervento di Fitzgerald, conosciuto per aver scoperto l’uso cardiologico dell’aspirinetta, che ha sottolineato come "l'emergere di strumenti e tecnologie traslazionali per l'analisi della variabilità della risposta dei pazienti ai farmaci sono una promessa per la medicina di precisione". “La sfida – ha affermato lo scienziato – sarà ora quella di garantire un equo accesso ai benefici di questi progressi all’interno dell’attuale modello di business dei farmaci”. “Un modello che – secondo FitzGerald – spinge verso un più rapido superamento della fase preclinica e dello svolgimento della fase uno e della fase due di sperimentazione umana su numeri sempre più ristretti di pazienti, in modo da avvicinare i tempi della commercializzazione”.

Ma la Giornata ha anche consentito al Prorettore alla Ricerca, Eugenio Guglielmelli, di fare il punto sullo stato dell’arte della ricerca dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, con una menzione speciale a tre esperienze di Ricerca UCBM nell'ambito dell'Ingegneria di Processo, dell'Oncologia e della Biochimica.

Infine, i nuovi obiettivi per il triennio prossimo, oggetto di un bando interno che verrà lanciato in corso d’anno e che dovrà consentire alle nuove linee di ricerca di proiettarsi su una dimensione internazionale. Il primo riguarda i “biomarcatori per la medicina di precisione”, genetici ed epigenetici, in grado di migliorare l’appropriatezza e quindi l’efficacia e la sostenibilità economica degli approcci diagnostici e terapeutici principalmente delle malattie oncologiche ed onco-ematologiche.
 
Il secondo progetto è quello dell’“Ospedale 4.0”, con servizi per la salute centrati sulla persona e basati su alta digitalizzazione e automazione dei processi sanitari. Un nuovo modello ospedaliero, distribuito anche sul territorio, che sfrutta tutte le smart technologies emergenti: sensori miniaturizzati, dispositivi indossabili, robotica avanzata, sistemi di archiviazione dati e quant’altro serva a migliorare efficacia e sostenibilità della cura a pazienti cronici ed acuti, ma anche a favorire prevenzione ed invecchiamento attivo.

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