I numeri del Rapporto ‘P.Re.Val.E.' 2017 per la struttura sono in linea con il trend di generale miglioramento nelle prestazioni sanitarie fatto registrare dalla Sanità della Regione Lazio. Elementi particolarmente incoraggianti per il futuro, con risultati ’top' a livello regionale in cardiochirurgia sia per gli interventi alle valvole cardiache che per i by-pass aortocoronarici
 
 
Roma, 28 giugno 2017 – La Sanità regionale del Lazio migliora globalmente nella qualità delle prestazioni offerte dalle proprie strutture sanitarie ed ospedaliere. E il Policlinico Universitario Campus Bio-Medico, che ne è parte integrante, fa il suo per consentire alla Regione Lazio di incassare questo trend significativamente positivo: è quanto certificano i dati del Piano Regionale di Valutazione Esiti (P.Re.Val.E.) relativi al 2016, pubblicati nei giorni scorsi.
 
I nostri dati – sottolinea Lorenzo Cammelli, Direttore UOC Performance cliniche del Policlinico Universitario Campus Bio-Medico – sono  buoni e migliorano rispetto allo scorso anno. Essi rappresentano la conferma che la nostra struttura cresce bene e sta viaggiando nella giusta direzione, contribuendo anche al buon risultato generale ottenuto a livello regionale. Siamo grati all’Osservatorio epidemiologico della Regione Lazio, perché grazie a questa valutazione periodica ci consente di analizzare attentamente le situazioni interne da migliorare e, di conseguenza, di fare i giusti passi per rendere sempre più efficaci le prestazioni sanitarie del nostro Policlinico Universitario soprattutto nella gestione del modello organizzativo, che sarà la vera sfida del prossimo futuro".
 
Per la struttura di Trigoria, in particolare, l’analisi mostra una tendenza di generale miglioramento negli esiti relativi alle prestazioni sanitarie considerate dai valutatori, con il Policlinico Universitario Campus Bio-Medico che ottiene valutazioni migliori rispetto alla media regionale in tutte e tre le macro-aree per le quali è stato valutato, progredendo ulteriormente rispetto ai risultati dell’anno precedente.
 
Spicca per volume di attività e qualità delle prestazioni fornite l’area della Cardiochirurgia, che ottiene una valutazione degli standard di qualità a livelli ’top’ in Regione sia per gli interventi di by-pass Aortocoronarico (rischio relativo pari all’1.28 per cento sul totale dei casi valutati) che per quella relativa alla sostituzione di valvole cardiache (con un valore di rischio pari all'1.50 per cento).
 
Nell’area della Chirurgia generale, più del 90 per cento degli interventi di colecistectomia laparoscopica – prestazione 'sentinella' della qualità chirurgica di una struttura sanitaria – ha fatto registrare una degenza post-operatoria inferiore a 3 giorni, con la quasi totalità dei casi (il 99.21 per cento) trattato in un reparto con volume di attività ben superiore ai 90 interventi annui indicati dal DM 70/15 quale soglia limite per garantire esiti più favorevoli e minori complicanze (nel 2016, al Policlinico Universitario Campus Bio-Medico sono stati 253).
 
La terza area, quella relativa alla Chirurgia oncologica, ha fatto registrare una percentuale di mortalità a 30 giorni del 2.50 per cento per i casi di tumore allo stomaco e dell’1.40 per cento per quelli al colon, entrambi ampiamente migliori rispetto alla media regionale. In questo macro-settore, infine, oltre il 97 per cento degli interventi per tumore alla mammella sono stati eseguiti in un reparto con volume di attività superiore alla soglia dei 135 interventi annui richiesti per consentire migliori outcome: la Senologia del Policlinico Universitario nel 2016 ha trattato 273 casi per questa patologia.
 
"Il nostro impegno rimane quello di continuare a migliorare le nostre performance cliniche – aggiunge Cammelli – grazie alla istituzionalizzazione degli Audit Clinici specialistici, resi possibili dalla convergenza di informazioni provenienti da sorgenti multiple. Mi riferisco, in particolare, ad almeno tre sorgenti: in primo luogo, alle informazioni di esito fornite dai programmi regionale P.Re.Val.E. e nazionale P.N.E., che godono del privilegio di attingere ai big-data del SSN e dell’anagrafica nazionale; in secondo luogo, alle informazioni del datawarehouse clinico dell’ospedale, che utilizza la tecnologia dei registri specialistici interconnessi con il sistema informativo ospedaliero, peraltro in fase di completa ristrutturazione; in terzo luogo, al collegamento con i registri specialistici internazionali delle più accreditate società scientifiche, per poter sviluppare efficaci benchmark. Questo permetterà di focalizzarci particolarmente su quegli ambiti che hanno ottenuto esiti comunque nella media regionale, ma che con un piccolo ‘scatto’ potrebbero raggiungere livelli ancora migliori”.