di Giulia Mazza

Dopo 24 mesi di trattamento con stimolazione magnetica cerebrale transcranica statica, oltre il 70% dei pazienti con Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA) è sopravvissuto senza dover ricorrere alla ventilazione meccanica, a fronte del 35% che non aveva ricevuto questo trattamento. Il dato emerge da uno studio dei ricercatori della Fondazione Policlinico Universitario Campus Bio-Medico, guidati dal professor Vincenzo Di Lazzaro, direttore della UOC di Neurologia, insieme a colleghi della Fondazione IRCSS Istituto Auxologico Italiano, guidati dal prof. Vincenzo Silani. Reso possibile dal sostegno della Fondazione “Nicola Irti” per le opere di carità e di cultura, i risultati dello studio sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista Lancet Regional Health Europe.

In Italia vi sono oltre 6.000 persone con SLA, una patologia neurodegenerativa che limita progressivamente le capacità motorie, togliendo la possibilità di camminare, parlare e deglutire. Nel tempo, arriva a coinvolgere i muscoli respiratori e rende necessaria la ventilazione meccanica. Ad oggi non esistono terapie in grado di modificare sostanzialmente il decorso inesorabile della malattia. L’approccio impiegato in questa ricerca utilizza l’elettroceutica, la stimolazione magnetica non invasiva, al posto dei farmaci.

Il gruppo del professor Di Lazzaro studia il suo impiego nella SLA da oltre vent’anni. Di recente, è stata introdotta una nuova forma che utilizza un campo magnetico di tipo statico (un potente magnete): data la semplicità di impiego, può essere utilizzata dai pazienti a domicilio, quotidianamente e per periodi prolungati. In uno studio preliminare del 2019, tale stimolazione è stata sperimentata in due malati di SLA a rapida evoluzione, nei quali si è osservato un significativo rallentamento della progressione di malattia. Avviato dopo questa esperienza, l’attuale studio ha coinvolto 40 pazienti, per valutare se la stimolazione possa ridurre la progressione di malattia nell’arco di 6 mesi. Al termine i ricercatori non hanno osservato un cambiamento significativo: senza arrendersi, insieme ai pazienti hanno proseguito per altri 18 mesi.


I risultati sono apparsi promettenti, anche se Di Lazzaro invita comunque alla prudenza: "Quando uno studio non raggiunge l’obiettivo primario e l’evidenza di efficacia emerge da una sua prosecuzione in modalità cosiddetta ‘in aperto’, occorrono ulteriori conferme. Anche se i risultati ci rendono ottimisti, non possiamo concludere di aver trovato la cura della SLA. Possiamo però affermare con sicurezza che sono pienamente giustificati ulteriori studi che valutino l’efficacia della stimolazione magnetica statica in un maggior numero di pazienti e con un periodo di trattamento prolungato".

Pubblicato su "Lettere dal Campus", n.2 dicembre 2024