L'Intelligent Health Technologies Lab (IHT Lab) della Facoltà Dipartimentale di Ingegneria dell'Università Campus Bio-Medico di Roma è stato designato WHO Collaborating Centre on Biomedical Engineering for Global Health dall'Organizzazione Mondiale della Sanità.

Si tratta di un riconoscimento di alto profilo internazionale, oltre che il primo caso al mondo, assegnato a seguito di anni di collaborazione strutturata con l'OMS, che inserisce il laboratorio – e con esso la Facoltà di Ingegneria e l'intero Ateneo – tra i centri chiamati a contribuire direttamente alla definizione delle politiche globali sulla salute oltre che alle future risposte pandemiche.

L'accreditamento, della durata di quattro anni (2026–2030) e rinnovabile, abilita il Centro a supportare l'OMS, i Ministeri della Salute, i governi e il sistema delle Nazioni Unite nello sviluppo di strategie sui dispositivi medici lungo tutto il loro ciclo di vita: dalla ricerca e progettazione, alla valutazione e commercializzazione, fino alla gestione, manutenzione e dismissione sostenibile.

La designazione si inserisce nel quadro della nuova Global Health Strategy 2025–2028 (GPW14) dell'OMS, che punta a promuovere, fornire e proteggere la salute rafforzando equità e resilienza dei sistemi sanitari. In questo contesto, il Centro opererà come nodo tecnico-scientifico per tradurre le priorità globali in azioni concrete, contribuendo al raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) e alla definizione delle future priorità sanitarie globali delle Nazioni Unite. L'OMS non ha un suo laboratorio interno, ma delega tutta l'attività di ricerca e studio ad oltre 800 CC dislocati nel mondo.

L'ottenimento dello status di WHO Collaborating Centre richiede almeno tre anni di collaborazione documentata e incarichi formali con l'OMS. In questo percorso, il Prof. Leandro Pecchia ha svolto un ruolo di primo piano, avendo ricoperto anche il ruolo di WHO Innovation Manager per il programma WHE IPC (Infection Prevention and Control) dal 2020 al 2023, durante la pandemia di COVID-19, e contribuendo allo sviluppo di soluzioni innovative per rispondere a bisogni urgenti di salute globale.

Dal 2022, il rapporto è stato istituzionalizzato ed UCBM ha continuato a supportare l'OMS in momenti chiave, anche con incarichi formali istituzionali, come lo studio di nanotecnologie per rendere i DPI più resilienti ai virus, cooridnato dal Dr Basoli; il coordinamento della scrittura della seconda edizione del volume OMS "Development of medical device policies" (2025) e della seconda edizione del documento OMS "Medical device donations: considerations for solicitation and provision”(2024), coordinati dal Prof. Pecchia e dal suo lab.

La designazione come WHO Collaborating Centre valorizza ulteriormente la strategia dell’Ateneo e della Facoltà Dipartimentale di Ingegneria nel campo della formazione per la salute globale. In particolare, si inserisce in continuità con la creazione del curriculum Information Technology and AI for Global Health all'interno della Laurea Magistrale in Ingegneria Biomedica, avviato nel 2025.

Il riconoscimento consentirà di coinvolgere direttamente gli studenti UCBM nelle attività dell'OMS, offrendo un'opportunità unica di didattica esperienziale e valoriale di servizio, lavorando a stretto contatto con esperti da tutti i contenenti e su processi decisionali e operativi della salute globale.

In questo senso, il Centro rappresenta un unicum a livello internazionale: è il primo WHO Collaborating Centre al mondo in questa specifica area e l'unico ad essere incardinato in una Facoltà di Ingegneria. Un posizionamento che rafforza il ruolo dell'ingegneria come disciplina chiave per affrontare le sfide globali della salute. L'altra scuola di ingegneria Europea che ospita un CC è il PoliMi, con un CC che si occupa prevalentemente di architettura ospedaliera ed impianti di ventilazione.

Con l'obiettivo di anticipare i bisogni futuri dei sistemi sanitari e contribuire alla definizione delle prossime priorità globali, oltre al supporto alle politiche esistenti, il Centro avrà un ruolo strategico nell'identificare aree tecnologiche emergenti ancora non pienamente integrate nelle agende globali, come quelle note di cybersecurity dei dispositivi medici, intelligenza artificiale, tecnologie quantistiche.

Elemento distintivo di questa iniziativa è il forte coinvolgimento dei giovani, che rende il Centro anche una piattaforma concreta di avvicinamento al lavoro delle Nazioni Unite.

In prima linea Marianna Zarro, dottoranda e focal point del Centro insieme al Prof. Pecchia, già attivamente coinvolta nelle attività OMS durante la pandemia di COVID-19, nelle pubblicazioni sopra citate e nel supporto alla definizione delle linee di intervento per il recente outbreak di Marburg virus.

Con lei, Marta Romano, PM dell'Osservatorio Intesa Sanpalo su tecnologie per la salute globale, e Sara Cinelli, Project Manager del progetto Afya Moja, ha contribuito ai lavori OMS per la revisione del sistema informativo MedDev con un fieldwork in Kenya.

Sempre nell'ambito dello stesso progetto, un gruppo di 9 studenti della Laurea Magistrale in Ingegneria Biomedica (curriculum Global Health) sarà a Cape Town nel mese di maggio per supportare il rafforzamento della partecipazione di esperti africani ai lavori dell'OMS, attraverso l'organizzazione di seminari, workshop e attività collaborative.

Attraverso ricerca, raccolta dati, analisi e valutazione tecnologica, il WHO Collaborating Centre dell'Università Campus Bio-Medico di Roma contribuirà a rafforzare le politiche globali sui dispositivi medici e a promuovere un accesso più equo, sicuro e sostenibile alle tecnologie sanitarie, in particolare nei contesti a risorse limitate.

Non si tratta di un riconoscimento, ma di una rinnovata responsabilità: contribuire, insieme all'OMS, a definire il futuro della salute globale, in un periodo storico in cui il valore delle Nazioni Unite e della Cooperazione internazionale sembra essere messo in discussione da nuovi conflitti, politiche divisive e nuovi Nazionalismi.