Il progetto "Afya Moja – Health Technology: from capacity building to capacity strengthening", promosso dal Ministero dell'Università e della Ricerca e coordinato dall'Università Campus Bio-Medico di Roma, si è concluso con un evento finale che il 26 e 27 maggio ha riunito nella Capitale 31 atenei africani insieme ad alcuni dei principali attori internazionali impegnati nella cooperazione scientifica, tecnologica e sanitaria tra Europa e Africa.
Due giornate di confronto operativo, networking e scambio di competenze che hanno coinvolto istituzioni accademiche, organizzazioni internazionali, stakeholder pubblici e privati e partner progettuali, nel segno dell'approccio One Health, che integra salute umana, animale e ambientale.
La prima giornata dei lavori si è aperta con i saluti istituzionali del Rettore dell'Università Campus Bio-Medico di Roma, Prof. Rocco Papalia, del Prof. Leandro Pecchia, Pro-Rettore alla Ricerca e coordinatore del progetto Afya Moja, della Dr. Kylie Shae dell'Organizzazione Mondiale della Sanità e del Dr. Domenico Mastrolitto, Executive Director di CBM Spa.
A seguire, la sessione "From Capacity Building to Capacity Strengthening: a shift of paradigm, and overview of opportunities" ha riunito rappresentanti delle Nazioni Unite, istituzioni italiane e stakeholder internazionali impegnati nella cooperazione scientifica e tecnologica con l'Africa. Tra gli interventi, quelli di UNDP – United Nations Development Programme, Cassa Depositi e Prestiti, IFMBE – International Federation for Medical and Biological Engineering, ICU – Istituto Cooperazione Universitaria, Fondazione Enel e CBM Spa.
Nel corso della mattinata è stato inoltre presentato il progetto Afya Moja, seguito dagli interventi dei cinque atenei italiani del consorzio: l'Università Campus Bio-Medico di Roma, l'Università degli Studi di Napoli Federico II, il Politecnico di Bari, l'Alma Mater Studiorum – Università di Bologna e l'Università di Pisa, che hanno illustrato le rispettive linee di ricerca e i contributi scientifici sviluppati nell'ambito dell'iniziativa.
"Per me l'attenzione delle aziende per i nostri progetti è sempre il segno che quello che facciamo non è autoreferenziale", ha dichiarato il Prof. Leandro Pecchia, Principal Investigator del progetto Afya Moja. "In particolare, in Africa, dove oramai lavoro da 15 anni, vedere che importanti aziende partecipano ed hanno voglia di investire tempo e risorse mi dà speranza per il continente africano, che merita supporto, ascolto e investimenti concreti".
Nel pomeriggio, APRE – Agenzia per la Promozione della Ricerca Europea ha tenuto una sessione dedicata a Horizon Europe, illustrando opportunità e strumenti di finanziamento per la ricerca e l'innovazione a livello europeo.
L'evento ha visto la partecipazione in presenza dei vertici di 7 atenei africani provenienti da Kenya, Benin, Libia, Zimbabwe, Etiopia e Sudafrica. Tra questi, il Rettore dell'Università di Abomey-Calavi (Benin) e il Rettore della National University of Science, Technologies, Engineering and Mathematics – UNSTIM (Benin), affiancati dai rispettivi Prorettori. Hanno inoltre preso parte all'evento il Direttore Generale della Medicina Ospedaliera e delle Esplorazioni Diagnostiche del Ministero della Salute del Benin, il Chief Executive Officer del National Center for Health System Development della Libia, cinque Prorettori, Vice-Chancellor e Professori provenienti dalla Kenyatta University (Kenya), Pwani University (Kenya), University of Zimbabwe (Zimbabwe) e la University of Cape Town (South Africa). Una partecipazione di altissimo livello che testimonia l'impegno condiviso nel rafforzare la cooperazione accademica, scientifica e sanitaria tra Africa ed Europa.
La seconda giornata è stata invece interamente dedicata alle lezioni apprese e alla definizione di strategie per collaborazioni future del network Afya Moja. Cinque sessioni tematiche hanno approfondito temi strategici quali il coinvolgimento degli esperti africani nello sviluppo di standard internazionali e linee guida OMS, programmi di formazione research-intensive, strategie di sostenibilità, inclusione e comunicazione, la mobilità accademica e gli aspetti etici legati alle attività progettuali.
Nel primo pomeriggio si è svolto un pranzo di networking con CBM Spa, promotore dell'Università Campus Bio-Medico di Roma, seguito dalla visita all'Agri Research and Teaching Center, nuovo polo strategico dedicato alla ricerca agritech e alle tecnologie per la sostenibilità di CBM Spa. Durante la visita, i partecipanti hanno potuto conoscere da vicino il modello interdisciplinare promosso dal Campus Bio-Medico, dove ricerca scientifica, formazione e sperimentazione applicata convergono in un ecosistema aperto alla collaborazione tra università, imprese e istituzioni.
La giornata conclusiva ha ospitato infine due workshop paralleli coordinati da APRE sulla scrittura di proposte progettuali europee, dedicati rispettivamente all'Agritech e alle Tecnologie per la Vita. I partecipanti hanno lavorato su bandi selezionati di Horizon Europe con l'obiettivo di acquisire strumenti pratici per la preparazione di proposte competitive e rafforzare ulteriormente la cooperazione scientifica tra Europa e Africa.
L'evento ha confermato il ruolo dell'Università Campus Bio-Medico di Roma come piattaforma internazionale di dialogo e innovazione nei settori della salute, della sostenibilità e delle tecnologie per la vita, consolidando reti accademiche e relazioni scientifiche destinate a svilupparsi anche oltre la conclusione del progetto Afya Moja.
"Se posso" ha concluso il Prof. Pecchia "mi piace sottolineare che tutto il progetto ha visto coinvolti tanti nostri studenti di scienze della nutrizione e di ingegneria biomedica per la salute globale, che grazie al progetto sono stati in Africa per diversi field-works. Ma oltre a loro, il progetto è stato gestito magistralmente da neolaureati dei 5 atenei Italiani beneficiari, coordinati da Sara Cinelli project-manager, che hanno gestito un progetto complesso e molto ricco, coinvolgendo loro omologhi dai paesi Africani. Ecco, questa è una delle priorità al Campus: crescere la nuova generazione di leader, andando oltre quello che si riesce a fare in aula o nei laboratori, passando – con l'esempio- non solo la nostra conoscenza, ma anche i nostri valori. Valori universali, come quelli fondanti a cui il Campus si ispira".