Dalla riflessione scientifica alla progettazione concreta. È questo il cambio di paradigma emerso dal workshop "AI & Medicina Legale", ospitato dall'Università Campus Bio-Medico di Roma alla vigilia della 47ª edizione del Congresso Nazionale della Società Italiana di Medicina Legale e delle Assicurazioni (SIMLA), in programma dal 18 al 20 giugno presso il Centro Congressi dell'Università Cattolica del Sacro Cuore.
L'iniziativa ha riunito la comunità medico-legale, esperti di intelligenza artificiale e rappresentanti del mondo industriale con l'obiettivo di avviare un percorso operativo per sviluppare strumenti tecnologici realmente utili alla pratica medico-legale.
Ad aprire i lavori è stato il professor Vittoradolfo Tambone, ordinario di Medicina Legale e Bioetica dell'Università Campus Bio-Medico di Roma, che ha evidenziato l'approccio concreto dell'iniziativa: "Il workshop ha avuto un obiettivo pragmatico: non discutere sui grandi temi dell'intelligenza artificiale, ma capire cosa fare per lavorare meglio nel campo della medicina legale utilizzando l'IA, non solo come end users ma entrando a livello di progettazione degli algoritmi". Proprio per questo motivo il workshop ha coinvolto anche IBM Consulting, con l'obiettivo di avviare un percorso di sviluppo condiviso delle future applicazioni dell'intelligenza artificiale. "Una delle conclusioni del workshop è stata proprio quella di entrare, insieme a un player tecnologico, nella co-progettazione degli algoritmi".
Secondo Tambone, la medicina legale deve assumere un ruolo attivo nello sviluppo dell'intelligenza artificiale."Non fermare l'onda e nemmeno subirla: imparare a cavalcarla. Quello che mettiamo a disposizione è la tavola da surf, in modo che i patologi forensi, chi si occupa di governo del rischio, di bioetica, di psichiatria forense, possano utilizzarla nel migliore dei modi". E ancora: "Il punto di cambiamento che vorremmo è passare dal paradigma dell'"human in the loop" a quello dell'"AI in the human loop". Per questo dobbiamo entrare nel sistema a livello del purpose, della progettazione, in modo da costruire uno strumento che vada bene per la scienza, per la verità scientifica, per la giustizia e per il bene comune. Così faremo in modo che lo strumento sia costruito ad hoc per la scienza, e non la scienza per lo strumento".
Il workshop ha così delineato una nuova prospettiva metodologica: i sistemi di intelligenza artificiale destinati alla medicina legale dovranno nascere da una collaborazione strutturata tra medici legali, data scientist, ingegneri, giuristi e aziende tecnologiche, affinché le competenze della disciplina contribuiscano fin dalla fase di progettazione degli algoritmi. In questa visione, l'IA non è una scorciatoia che sostituisce il professionista, ma una "alterazione rafforzativa" che ne amplia le capacità di analisi, ricostruzione e interpretazione, secondo una nuova "metodologia medico-legale ibrida". A fare da bussola, l'etica del lavoro ben fatto, fondata sul rafforzamento del pensiero critico.
Sul valore strategico dell'iniziativa è intervenuto anche il presidente della SIMLA, Francesco Introna, che ha presentato il workshop come "un fuoco pirotecnico di apertura del congresso", annunciando "un gruppo di lavoro sull'intelligenza artificiale targato SIMLA per iniziare a indicare ai programmatori quali sono i paletti di riferimento da utilizzare nei vari ambiti". Il presidente ha inoltre sottolineato come il Congresso guardi alle prospettive future della disciplina. "A differenza del passato, questo è un congresso proiettato verso il futuro: non parliamo di realtà raggiunte, ma della proiezione futura della medicina legale. E uno dei temi essenziali del prossimo futuro è certamente l'approccio dell'intelligenza artificiale, dove non abbiamo grossi problemi diagnostici, ma problemi di proiezione delle nostre diagnosi e delle nostre attività, con evidenti risvolti giudiziari e valutativi, e con errori che possono nascere da un'errata applicazione dell'IA".
Tra le principali criticità emerse vi è quella dell'affidabilità delle prove digitali nei procedimenti giudiziari. "Il medico legale a cui venga presentata una lastra, rifatta ex novo con l'intelligenza artificiale, non è in grado di smascherarla", spiega Introna. "E poiché il magistrato si basa su quanto afferma il medico legale, rischieremmo condanne ingiuste o assoluzioni improprie". La soluzione, secondo il presidente SIMLA, passa dal controllo di ciò che entra nei sistemi: "Dobbiamo guardare dentro la black box, perché solo inserendo materiale adeguato riceveremmo risposte all'altezza, in caso contrario, gli output saranno inevitabilmente inaffidabili ". Introna chiarisce il confine: "Va benissimo usare l'IA per riportare il dato storico-clinico, ma dall'esame obiettivo in poi, e soprattutto nella valutazione, la decisione è frutto dell'elaborazione del perito. Può servirsi dell'intelligenza artificiale per ampliare il quadro, ma la decisione ultima, quella che deve reggere in ambito dibattimentale, è sua e soltanto sua. Altrimenti è un falso ideologico commesso da un pubblico ufficiale".
Uno sguardo alle prospettive tecnologiche è stato offerto da Luca Di Piramo, Senior AI Specialist di IBM Consulting. "L'evoluzione dell'AI sta cambiando il rapporto tra persone, processi e dati - osserva -. Nell’AI tradizionale servono dati completi per addestrare modelli specifici; con la GenAI l’attenzione si sposta sulla qualità e certificazione del contesto informativo che ancora i modelli generalisti. L’AI agentica va oltre: non si limita a comprendere, ma coordina processi e interagisce con sistemi esterni, richiedendo interoperabilità e un governo più solido dei flussi". Una riflessione che si riverbera nell'ambito sanitario in un modo specifico: " In questo settore si trasforma il ruolo del professionista, che diventa supervisore attivo e garante clinico. Diventano indispensabili guardrail, tracciabilità e la supervisione umana di tutto il processo. Se la GenAI amplifica i rischi sui contenuti, l’AI agentica amplifica quelli sulle azioni". È un cambiamento decisivo perché si passa "da sistemi che predicono, a sistemi che comprendono, fino a sistemi che agiscono e la governance deve diventare sempre più end-to-end per accompagnare in sicurezza questa nuova capacità operativa".
Il segretario nazionale SIMLA Lucio Di Mauro ha indicato le prossime tappe del percorso avviato. "Il passo successivo sarà trasformare il confronto scientifico in progettualità concreta: gruppi di lavoro stabili, linee di ricerca applicata, percorsi formativi dedicati e strumenti operativi condivisi". L'innovazione, compresa l'intelligenza artificiale generativa, avverte Di Mauro, deve essere governata con misura perché "deve entrare nella medicina legale non come scorciatoia, ma come occasione per elevare la qualità della prestazione medico-legale, nel rispetto dei suoi irrinunciabili principi etici e deontologici, preservando la libertà di espressione scientifica, sempre fondata sulle evidenze e orientata a offrire un contributo alla ricerca della verità nell'interesse dell'intera comunità".
La presidente del Congresso Paola Frati ha ricordato il valore del workshop come momento di confronto dedicato a una delle principali sfide della disciplina. "Fortemente voluto come momento precongressuale interamente dedicato a una tematica attualissima, quella dell'intelligenza artificiale. Grazie al responsabile scientifico del workshop, il professor Tambone, siamo riusciti a confrontarci con un player importantissimo come IBM per capire come la medicina legale possa utilizzare concretamente l'IA senza subirla, creando dei programmi che possano svilupparla in maniera pratica. Si è parlato della sua applicazione in ambiti emergenti: quindi non solo la patologia forense ma ad esempio il rischio clinico, il rischio management".
A chiudere i lavori è stato Antonio Oliva, presidente del Congresso e professore ordinario di Medicina Legale dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, che ha richiamato l'attenzione sul delicato equilibrio tra innovazione tecnologica e garanzie processuali. "Nel settore penale, dove la prova scientifica incide direttamente sulla libertà delle persone, la medicina legale deve essere in grado di definire quali fenomeni biologici o forensi necessitano di analisi avanzate, quali variabili devono essere considerate rilevanti e quali margini di incertezza sono compatibili con il principio del ragionevole dubbio". Soltanto in questo modo, sottolinea il professor Antonio Oliva, l'intelligenza artificiale "può essere utile, se lavora su dati tracciabili, verificabili e riproducibili, nel pieno rispetto delle garanzie del giusto processo. La medicina legale infatti opera su eventi irripetibili e contesti complessi: l'esperienza dello specialista consente di integrare dati, incertezze e implicazioni giuridiche. L'obiettivo non è delegare, ma potenziare la qualità dell'indagine".